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Brodo di pollo con l’orzo trilogia (Radici – Parlo di Gerusalemme)


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BRODO DI POLLO CON L’ORZO Trilogia

(Radici – Parlo di Gerusalemme)
Commedia in tre atti

di ARNOLD WESKER


PERSONAGGI
Sara Kahn

Harry Kahn, suo marito

Monty Blitt

Dave Simmons

Prince Silver

Hymie Kossop, fratello di Sara

Cissie Kahn, sorella di Harry, sindacalista

Ada Kahn, figlia di Sara e di Harry

Ronnie Kahn, figlio di Sara e di Harry

Bessie Blatt, moglie di Monty







Commedia formattata da Cateragia per il sito GTTEMPO


La Trilogia è forse l'opera drammatica che più delle altre riesce a darci un quadro preciso e definito di Arnold Wesker. Il cosiddetto carattere neo-naturalistico di queste tre commedie riflette infatti in modo evidente la storia stessa dell'autore e del­la sua famiglia, le sue battaglie politiche, le sue illusioni e le sue delusioni.

Nato nel East End di Londra il 24 maggio 1932 da una fa­miglia di immigrati ebrei russi e ungheresi, termina le scuole a quattordici anni ed è subito costretto a esercitare un mestiere: apprendista in una fabbrica di mobili, aiuto carpentiere, com­messo di libreria, garzone di un idraulico, sguattero, cuoco, pa­sticciere (quest'ultimo lavoro sarà la base della sua prima com­media, The Kitchen, scritta nel 1959). Viene quindi arruolato nella Raf, e da questa esperienza doveva maturare, dodici anni più tardi, uno dei suoi lavori più riusciti, Chips with Everithing. Congedato, riprende il mestiere di pasticciere a Londra, poi la­vora come chef a Parigi, finché nel 1956 entra nella London School of Film Technique, dove incontra Lindsay Anderson; e finalmente prende avvio la sua carriera di drammaturgo. Nel 1958 viene messa in scena a Londra Chicken Soup with Barley - rappresentata in Italia nel febbraio 1963 dal Teatro Stabile di Bologna, protagonisti Gianni Santuccio e Lilla Brignone - e pubblicato il volume di miscellanea Six Sundays in January; nel 1959 è la volta di Roots, e il medesimo anno l'«Evening Standard» proclama Wesker «il più promettente autore teatrale dell'anno».

Queste molteplici esperienze di vita fanno di Arnold Wesker un socialista appassionato, utopista fino all'ingenuità. I grandi problemi sociali si traducono in esperienze dirette: difesa della dignità del lavoro, conquista dei mezzi d'espressione, maggior tempo libero (nel 1960 Wesker si fa promotore di un centro ar­tistico culturale, il Centre 42, per la diffusione della cultura, centro che diresse fino al 1971). Nella sua opera la protesta contro la società, l'irritazione nei confronti di tradizioni anacroni­stiche e polverose, la delusione per l'imborghesimento della po­litica progressista, si esprimono con una tristezza amara.

Nella trilogia, comprendente Chicken Soup with Barley (1958), Roots (1959) eI'm Talking about Jerusalem (1960), Wesker descrive dunque un mondo che conosce, esperienze da lui stesso vissute, ideali, sogni e delusioni che sono parte inte­grante della sua vita e del suo carattere. In Brodo di pollo con l'orzo son narrate le vicende dei Kahn, famiglia di immigrati ebrei ungheresi che passano dall'entusiastico comunismo degli anni 30 (guerra di Spagna, scioperi, manifestazioni antifasciste), al rassegnato conformismo del dopoguerra e infine, negli anni 50, e in particolare dopo i fatti d'Ungheria, al triste crollo de­gli ideali e delle speranze. Radici, ambientato nelle campagne del Norfolk, mostra, dopo varie vicissitudini, il risveglio inte­riore di una ragazza di campagna che ritorna da Londra e la sua avversità/diversità nei confronti della ristretta esistenza - ma­teriale e soprattutto morale e politica - della classe contadina. In Parlo di Gerusalemme ritroviamo i Kahn e il loro tentativo, miseramente fallito, di creare una impresa artigianale « sociali­sta» in campagna.

Di Arnold Wesker, oltre alle opere già citate, possiamo ri­cordare: Menace (1963), Their Very Own and Golden City (1964), The Four Season (1965), The Friends (1970), The Old Ones (1972), The Journalists (1972), The Wedding Feast (1973), The Merchant (1975).

ATTO PRIMO

SCENA PRIMA



4 ottobre 1936. Il seminterrato della casa dei Kahn nell'East End di Londra. La stanza è calda e abitata. Un fuoco di carbone è acceso in cucina. Una porta sul fondo a sinistra della stanza conduce a una camera da letto. Una finestra a sinistra guarda su verso la strada. A de­stra, un'altra porta conduce alla cucina che è visibile. Sul fondo le scale che salgono alla strada. Sara Kahn è in cucina e rigoverna, canticchiando. È una donna piccola, viva, di trentasette anni, ebrea di origine europea. I suoi movimenti denotano energia e vitalità; emana calore. Harry Kahn, suo marito, vien giù per le scale ed entra nella stanza comune. Ha trentacinque an­ni, anche lui è un ebreo di origine europea. È bruno, esi­le, piuttosto piacente, ed è l'antitesi di Sara. È dolce ma debole. In strada una banda suona un inno rivoluzio­nario.

Sara - (dalla cucina) Hai portato i bambini da Lottie?


Harry - (prende un libro per mettersi a leggere) Si, ce l'ho portati.
Sara - Non gli è dispiaciuto?
Harry - No, non gli è dispiaciuto.
Sara - Viene Hymie?
Harry - Non lo So.
Sara - (fra sé) Non sa mai nulla! E non gliel'hai doman­dato? Non te l'ha detto? Lo sa che c'è il comizio, no?
Harry - Non lo so se lo sa o no. Non gliene ho parlato. Ci ho portato i bambini e basta. Ehi, Sara, dovresti leggere il libro di Upton Sinclair sull'industria della carne in sca­tola. Ti apre gli occhi.
Sara - Libri! Nulla l'interessa, solo i libri! Hai visto nien­te fuori? Cosa succede?
Harry - Le strade son piene di gente, non ne ho mai vista tanta. Hanno fatto le barricate al Gardiner's Corner.
Sara - Ci sarà un bel putiferio.
Harry - Certo che ci sarà un putiferio. L'hai mai vista una dimostrazione senza putiferio?
Sara - E la polizia?
Harry - Ci sarà più guardie che camicie nere.
Sara - A che ora marciano?
Harry - Non lo So.
Sara - Harry, lo sai dove hai le sigarette, no?
Questo è il sistema bonario ma urtante col quale Sara cerca di far capire a un uomo debole quanto è debole.
Harry - Sì che lo so dove sono.
Sara - E lo sai cosa c'è al cinema?
Harry - E allora?
Sara - E lo sai a che ora apre? (Harry fa una smorfia). E allora perché non sai a che ora fanno la marcia?
Toccato!
Harry - Via, Sara, lasciami in pace! Alle due dice che mar­ciano... ecco!
Sara - E allora lo sai. Perché non l'hai detto subito? Per­ché non mi dici le cose quando te le chiedo?
Harry - Se non lo sapevo a che ora marciano, cosa vuoi da me?
Sara - Ma quando ti sfottevo lo sapevi.
Harry - E vuol dire che m'è rivenuto in mente. Cosa è, un delitto?
Sara - gli mostra il pugno, incredula, ed esce per scoprire da dove viene la voce dell'altoparlante. La frase «Ma­drid oggi... Londra domani» vien ripetuta. Mentre Sara è fuori,
Harry - cerca la sua borsetta, la trova, ci fruga dentro e intasca un po' di spiccioli.
Sara - (ha caldo) Aria! datemi aria! in questo scantinato ci lascerò la pelle. Dio sa come farò senz'aria quando sa­rò morta! Chi altri c'era da Lottie?
Harry - (ancora preoccupato) C'erano tutti.
Sara - E chi sono tutti?
Harry - Tutti. Lo sai. Lottie e Hymie e i ragazzi, Solly e Martin. (Trova un biglietto da dieci scellini, se lo mette in tasca e torna a sedersi accanto al fuoco, prendendo un libro).
Sara - (torna nella stanza con tazze e piattini) Toh, appa­recchia, i ragazzi staranno poco.
Harry - Brava, una tazza di tè mi farebbe proprio bene.
Sara - Come? non l'hai preso il tè da Lottie?
Harry - No.
Sara - Bugiardo!
Harry - Non l'ho preso il tè da Lottie, ti dico. (In tono of­feso) Santo Dio, ma perché non mi credi quando ti par­lo?
Sara - Dimmelo te il perché! Perché non gli credo quando mi parla! Quest'angelo che non dice bugie! E perché? non le dici mai le bugie, forse?
Harry - E va bene! Il tè da Lottie l'ho preso. Sei contenta ora?
Sara - (mentre parla prepara) Sicuro! certo che l'hai preso il tè da Lottie. E che non lo so? Pensi forse che creda che Lottie non ti dà una tazza di tè?
Harry - O piantala, Sara!
Sara - No davvero, questa volta non la pianto. (Di nuovo la sua logica) Voglio sapere perché hai detto che non avevi preso il tè da Lottie quando sapevi benone che l'a­vevi preso. Lo voglio sapere! (Harry alza le mani con un gesto disperato). Io so che il tè l'hai preso, e lo sai anche tu, e che c'è di male a dirlo? Credi che me ne impor­ti tanto se hai preso il tè o no? Puoi bere tè finché non ti schizza dagli occhi, per quel che me ne importa, basta che lo dica.
Harry - Sara, la fai finita di seccarmi? la fai finita? che ti fa se il tè l'ho preso o non l'ho preso?
Sara - Ma è quello che dico io. Io voglio soltanto sapere se sei mezzo bugiardo o bugiardo tutto!
Harry - (insieme a lei) Mezzo bugiardo o bugiardo tutto!
Un giovane, Monty Blatt, scende le scale. Ha circa di­ciannove anni, ebreo, operaio e cockney. Prima che com­paia si sente la sua voce.
Voce di Monty - (grida) Signora Kahn! Sara! Signora Kahn!
Monty - (ha interrotto la lite. Entra di corsa senza bussare) Ah, benone! ci siete! (Va alla finestra, guarda fuori e grida rivolto verso l'alto) Va bene! ci sono. Qui! (Por­gendo un pacchetto) La mamma vi manda un po' di stru­del. Scendete! (A Harry) Ciao, Harry, giovanotto! Co­me va? Sei in forma per combattere alla dimostrazione?
Harry - Sono in forma, sicuro che sono in forma!
Sara - Non lo vedrai a nessuna dimostrazione. È al cinema, che lo vedrai! (Va nel ripostiglio per fare il tè).
Monty - Al cinema? non fare lo stupido! Non sentirai nulla. Ma non l'hai viste le strade, oggi? Sara, le hai viste le strade? Una calca! una calca! I ragazzi ci sono da sta­mani alle sette.
Due altri giovanotti sulla ventina scendono le scale, Da­ve Simmonds e Prince Silver. Stanno discutendo anima­tamente.
Prince - Ma Dave, c'è tanto lavoro qui! Salve, Sara.
Dave - Lo so che c'è tanto lavoro qui, ma ci son tanti com­pagni per farlo. Salve, Sara! Oggi è la Spagna il fronte di battaglia. La Spagna è qualcosa di concreto finalmen­te.
Sara - La Spagna? La Spagna, Dave?
Harry - La Spagna?
Prince - Dave si è arruolato nella Legione Internazionale. Parte per la Spagna domattina. (A Dave) Ma la Spagna è soltanto un problema maturo. Sei troppo giovane per...
Harry - Dave, non ti montare la testa. Non è tutta gloria, sai!
Dave - Harry, si direbbe che stanotte non hai dormito.
Monty - Non ha dormito... il vecchio cosacco! (Sull'aria «Tutte le belle ragazze amano i marinai») Perché lo sai come sono i cosacchi! Ho ragione, Harry?
Prince - Harry, ad Aldgate ho visto tua sorella Cissie, sventolava il bastone di tua madre.
Harry - È matta!
Monty - (chiamando a voce alta) Dov'è questo tè, Sara?
Sara - (portando il tè) Abbottonati i calzoni, Monty, cial­trone! Ora, Dave, dimmi cosa succede e che progetti ci sono.
Ognuno avvicina una sedia al tavolo.
Dave - Ecco com'è. I camion del partito girano con gli alto­parlanti da stamani, li avete sentiti? I fascisti si riuni­scono in Royal Mint Street vicino al ponte. Pensano di marciare verso Aldgate; giù per Commercial Road fino a Salmon Lane a Limehouse. Lo sapete, Salmon Lane? e li pensano di farci il comizio. E poi dicono che si ri­mettono in marcia fino al Victoria Park e li fanno un al­tro comizio.
Sara - Due comizi? E perché due comizi?
Harry - E perché non li dovrebbero fare?
Sara - Come sarebbe a dire? Dici che dovrebbero farne due?
Harry - Non lo dico mica io - è buffa questa! - non lo di­co mica io che li debbono fare, ma li voglion fare loro, e che c'è di strano?
Sara - Ma costa soldi.
Harry - Cosa vorresti, organizzare una colletta?
Dave - Ecco! potrebbero marciare per la Highway lungo i moli e poi su per Cable Street, ma Mosley per la High­way non ci vuol passare perché è una strada secondaria, anche se la polizia glielo consiglia.
Sara - Ci scommetto che la polizia farà succeder qualcosa.
Prince - Ha dovuto far venire rinforzi da fuori di Londra.
Sara - Ma non ve le darete davvero, eh ragazzi? Volevo dire, non vi farete mica del male?
Monty - Sara, te lo ricordi quando buttarono una bimba di sette anni attraverso una vetrina? E non gli si dovreb­bero suonare a quei bastardi?
Prince - Però, Monty, ricordati che ci vuole disciplina. Non si deve attaccare o tirar bottiglie, è una prova, lo sai che è una prova... per noi è una prova. Noi gli dob­biamo impedir di passare e basta.
Monty - Sta' tranquillo che glielo impediremo. Se vedo passare una camicia nera gli do un colpettino sulla spalla e gli dico: «Scusi tanto, ma di qui oggi non si può pas­sare perché aggiustiamo la strada». E lui guarda la mia falce e martello, si leva il berretto e dice: «Oh, scusa ca­merata, prenderò la metropolitana! » da ve Compagni! Lo volete sapere o no quali sono gli or­dini? Ve li ridico. Siccome quello che succede non si sa, ecco cosa s'è pensato: un gruppo di lavoratori si riunirà in Rovail Mint Street - cosi se i fascisti vogliono andare per la Highway gli toccherà di combattere. Ma noi si crede che abbiano già l'idea di non mollare la strada principale per non dover fare brutta figura mi seguite? E allora abbiamo indetto l'adunata principale a Gardiner's Corner. Se poi invece si provano davvero a passare da Cable Street...
Sara - Tutto succede sempre in Cable Street.
Harry - E che altro c'è successo?
Sara - Pietro il Pittore ci litigò con Churchill, no?
Monty - Stai pensando a Sidney Street, tesoro!
Harry - Vedete, è sempre la solita pasticciona!
Sara - E tu sei proprio meraviglioso, eh? Tu sei la testa fina...
Harry - Ma almeno non confondo i fatti.
Sara - Sentitelo! il politicante!
Monty - O via, Sara, aspettate a litigare!
Dave - E se invece provano davvero a venire su per Cable Street, allora ci troveranno i portuali e le barricate. E an­che se qualcuno riesce a passare, non ce la faranno a fare il comizio né in Salmon Lane né in Victoria Park.
Sara - E perché no?
Prince - Perché dalle sette di stamani ci stanno i compa­gni con le pedane.
Monty - Buono, eh? Ti senti fiera eh Sara? Ogni sezio­ne del quartiere operaio ha aderito. I portuali di Limehouse han risposto in massa, tutti!
Prince - Le unioni, le cooperative, i membri del Partito laburista e il Consiglio del popolo israelita.
Sara - I deputati?
Harry - E dagli! non i deputati israeliti quelli hanno chiesto agli israeliti di star tranquilli. No, ma il Consi­glio del popolo israelita, quello che organizzò la dimo­strazione in massa contro Hitler, qualche anno fa.
Sara - gli fa una boccaccia.
Monty - Non c'è stato nulla di più bello dai tempi dello sciopero generale.
Harry - Gesù! Lo sciopero generale! Quelle furon gior­nate, eh Sara?
Sara - Che me lo domandi a fare? Vuoi che mi ricordi che sparisti per sei giorni proprio quando Ada era malata?
Harry - Eh già, ero proprio sparito!
Sara - Sicuro, che eri sparito!
Harry - E dov'ero sparito?
Sara - E che ne so dov'eri sparito? Se l'avessi saputo, non saresti sparito.
Si sente di fuori un rumore di piedi che fuggono e voci che gridano. Tutti, eccetto Harry, corrono alla finestra.
Prima voce - Si radunano! Si radunano! Alle barricate! I fascisti si radunano!
Seconda voce - Ehi Stan, qual è il posto migliore?
Prima voce - Portate i vostri a Cable Street. I fascisti si radunano! Fuori dalle case! Uscite dalle case!
Monty - E noi che si fa, Dave?
Sara - Ancora non hai detto dove dobbiamo andare io e Harry.
Dave - C'è tempo. Fino alle due non proveranno a marcia­re, e ora sono soltanto le dodici e mezzo.
Sara - Avete mangiato? voi ragazzi avete fatto colazione?
Prince - Abbiamo fatto tutti colazione a casa mia, Sara. Siediti, smettila di agitarti.
Dave - Sara, scegli: se ti senti di far l'infermiera, vai a Aldgate, abbiamo un pronto-soccorso vicino alla fioraia di Whitechapel.
Sara - Che organizzazione! E voi che fate?
Dave - Monty guiderà un po' di ragazzi sulla sinistra di Cable Street, Prince sta organizzando una squadra di staffette in bicicletta fra i punti critici e il quartier gene­rale, io all'ultimo momento andrò per le strade a chia­mar fuori la gente - e questo è tutto.
Monty - (fregandosi le mani) Ora non c'è che da aspettare.
Dave - Dov'è Ada?
Sara - Ada e Ronnie sono da Hymie; m'è parso meglio che si levassero di mezzo.
Dave - (con espressione colpevole) E credete che ci resterà, fuori? La tua precoce figlia è una combattente nata, Sara.
Monty - Sicuro che lo è. Vedrete che è per strada a orga­nizzare i pionieri.
Sara - Questo no! Le ho detto di restare dov'è e ci resterà.
Harry - Ci credo proprio!
Sara - Dio liberi che diventi una scatenata come te!
Harry - E va bene. E allora dovrebbe essere come te!
Sara - Lo credo bene che dovrebbe essere come me. Ron­nie ancora non gli basta! Un ragazzino di cinque anni che va in giro la notte e dice parolacce alle zie! (Sorride pensandoci) Che Dio lo benedica! (Agli altri) Non lo vo­levano lasciar giocare con la radio e lui si mise a fare il diavolo a quattro e buttò in terra tutti i libri. (Di nuovo a Harry) Butta la roba in terra come fai tu.
Harry - Ma l'avete mai vista una donna come questa?
Monty - Io vorrei un'altra tazza di tè.
Harry - (salta su e va in cucina) Lo faccio io, lo faccio io!
Sara - È così carino quando c'è gente in casa. Riempio qualche panino.
Prince - Ma Sara, abbiamo già mangiato.
Sara - Mangiate. Mangiate sempre. Chissà a che ora tor­nerete. (Va alla credenza e taglia il pane per farne tra­mezzini di formaggio).
Si sentono da lontano persone che cantano: «Non passe­ranno! non passeranno! non passeranno!»
Monty - I ragazzi! Ascoltate. Li sentite? Sai, Sara, son le stesse parole che gridavano anche a Madrid.
Prince - E non passarono nemmeno li. Ci pensate? Le don­ne e i bambini che uscivano per le strade e facevano le barricate coi letti e le seggiole.
Dave - (tristemente) Fu un macello.
Prince - E poi arrivò la prima brigata internazionale.
Dave - La «Edgar André» dalla Germania, la « Comune di Parigi» dalla Francia, e la «Dombrovsky » dalla Polonia.
Monty - Aspettate che arrivi là il nostro Dave. Gliela farai vedere tu, eh, Dave?
Sara - Ma ci vai davvero Dave? Lo sa Ada?
Dave - Non glielo dire, Sara. Lo sai come sono le ragazze innamorate.
Prince - Innamorata? Se torni vivo dalla Spagna ti sposa sulla banchina del porto, te lo dico io!
Sara - Come ci vai?
Dave - Dice che si va a fare una gita a Parigi e poi a mezza­notte si fa una passeggiata sui Pirenei. Si passa dalla par­te di servizio.
Sara - Dicono che è una cosa tremenda, laggiù. Che abbia­mo già perso una quantità di buoni compagni.
Prince - Ne abbiamo già persi troppi di buoni compagni, mi senti Dave?
Monty - Sammy Avner e Lorimer Birch a Boadilla, Felicia Brown ed Ernst Julius in Aragona.
Sara - Julius? il sarto che lavorava con noi da Cantor? Ma se era un ragazzo.
Prince - E Felicia un'artista, e Lorimer uno studente di Oxford.
Monty - E Cornford fu ucciso a Cordova.
Prince - E Ronnie Symes a Madrid.
Monty - E Stevie Yates a Casa del Campo.
Sara - Casa del Campo! Madrid! Nomi tanto belli, e tanta morte!
Monty - Ehi! Lo sapete chi ha organizzato il primo gruppo britannico? Nat Cohen. Andavamo a scuola insieme. Lui e Sam Masters stavano girando la Francia in bici­cletta durante le vacanze, e appena seppero della rivolta pedalarono fino a Barcellona e organizzarono la Centuria Tom Mann.
Harry - (facendosi sulla porta) È un bel matto, Nat Cohen. Scrive frasi col gesso fin sul muro del posto di polizia. Io lavoravo con lui.
Sara - Dio sa se torneranno vivi.
Dave - Quando domandarono a tre disertori fascisti come avevano fatto a raggiungere le nostre linee, risposero che avevano scavalcato colline di vedove, orfani e fidan­zate: tanti uomini avevano perso all'attacco.
Monty - E molti di più ne possano perdere.
Dave - (arrabbiato) La guerra in Spagna non è un gioco di carte, Monty. Quando perdi non perdi soldi. È molti di più ne possan perdere! Che discorsi! Monty, delle vol­te mi pare che ci provi gusto solo a combattere, e che un giorno o l'altro l'ideale lo perderai di vista. Tu odi trop­po. E quando si odia, la fratellanza non ci può essere. Fra noi e loro c'è una differenza sola: noi sappiamo per­ché combattiamo. Quasi è una lotta sleale.
Harry torna in cucina per versare il tè.
Monty - Sleale, la chiama! Quando la Germania e l'Italia gli mandano i cannoni, i carri armati e gli aerei, e i no­stri ragazzi non hanno che fucili e mortai: ti pare sleale? Sleale la chiami?
Dave - Quando si combatte contro i ciechi, la lotta è sem­pre sleale. Credi che mi ci divertirò a sparare su un uo­mo, soltanto perché lui ama chiamarsi fascista? Mi fa tanto schifo pensare che dovrò sparare con un fucile, che mi vien voglia di imbarcarmi con una benda sugli occhi. A volte penso che è il solo modo di fare le cose. Non sono neanche sicuro che ci voglio andare davvero. Sol­tanto so che se non ci vado... allora... be', che significato si può dare davvero alla propria vita?
Sara - In fondo sei un pacifista, eh, Dave?
Dave - Io sono un pacifista terribilmente triste, Sara.
Harry - Io ti capisco, Dave. Lo so quel che vuoi dire, ra­gazzo. Che vuoi che ti dica? Se vai... siamo fieri di te... se resti ti vogliamo bene... A volte si vive in un modo e non si sa perché... una cosa la fai, e basta. E cosi non c'è bisogno che tu gridi... gridi con te stesso! Ma un paci­fista, Dave? Presto ci
Sara - una grossa guerra, una guerra fascista: ti pare il momento di fare il pacifista?
Sara - Ha ragione lui, Dave.
Dave - Lo so che non è ancora il momento. Lo so. Lo so che c'è ancora da combattere. Ma verrà - verrà, sapete - il momento in cui ci sarà una specie di lunga tregua e gli uomini avranno paura l'uno dell'altro e crederanno di dover ancora combattere. Quello
Sara - il momento d'es­sere pacifisti: quando la gente crede solo alla paura. Ma ora be', mi par d'essere un vecchio giardiniere che sa che non potrà vivere fino alla primavera per piantare i semi.
Harry - viene col tè e in quel momento si ode una voce dalla strada che grida disperatamente.
Una voce - Ai vostri posti! Uomini e donne dell'East End, fuori dalle case. Le camicie nere marciano. Fuori! Fuori!
Un rapido muoversi dei presenti nella stanza. Dave e Monty corrono alla finestra. Prince sale le scale di corsa, facendo cadere la tazza che Harry ha in mano.
Monty - Cristo! Si son mossi prima del tempo.
Dave - Che sia un falso allarme?
Prince - (dalle scale) Non possiamo correre il rischio. Met­tiamoci in moto.
Monty - (si avvia alla svelta afferrando un attizzatoio e nascondendoselo sotto gli abiti) Lo pulisco e poi lo ri­porto.
Harry - Ma vi ho fatto il tè.
Dave - Ributtalo nella teiera. Lo beviamo dopo. Voi due -sapete i posti... Cable Street, Royal Mint Street e Gardiner's Corner.
Harry - (alla finestra) La strada è piena! Gesù! Guardate­li! escon tutti fuori. Tutti escono.
Sara - (mettendosi il cappotto nella fretta generale) Alla libreria di Whitechapel! Vieni, Harry?
Dave - (aiuta
Sara - a indossare il cappotto, ed è sulle mosse) La libreria di Whitechapel. Harry, vieni?
Harry - (ancora alla finestra) Vengo, vengo. Comincia ad andare. Dio santo, c'è Alf Bosky con sua moglie. E lei ha il bambino al collo. (Grida verso l'alto) Ehi! Alf buona fortuna, compagno, veniamo anche noi. Sara, c'è Alf Bosky colla moglie.
Sara - (cercando qualcosa in cucina) Ho sentito, ho senti­to. (Trova un matterello e roteandolo corre nella stan­za) Insomma, Harry! vieni? Io vado a Gardiner's Cor­ner. Spicciati, faremo tardi.
Harry - (indietreggiando di fronte al matterello) Non lo dare in testa a nessuno quel coso, Sara! Fa male.
Sara - Scemo! (Si precipita per le scale ma si ferma e ricor­dando qualcosa torna nella stanza. Da un angolo tira fuo­ri una bandiera rossa con falce e martello e la ficca fra le mani di Harry) Su, sventola questa. Renditi utile. (Esce per le scale).
Harry - (afferrando la giacca) Ehi, Sara! aspettami. Sara! Ehi! aspettami! (La segue con la bandiera spiegata).
Le voci di fuori si levano in un crescendo: «Non passe­ranno... non passeranno... non passeranno...»
Sipario.

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