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Claudio e messalina. Atto unico di Alessandro Iori


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CLAUDIO E MESSALINA.

Atto unico

di Alessandro Iori

Personaggi:

Messalina.

Claudio,

4 ancelle.


In scena un trono a destra del palco.

Messalina è a terra faccia al pubblico, circondata dalle sue 4 ancelle, che in coro:

Il piacere più grande degli umani è l’affermarsi della loro capacità.

Il dolore più grande degli umani è il riscontro della loro impotenza.

Entra C: volevi vedermi Messalina l’adultera? Non ti è bastata la nostra convivenza in vita?

M: sì Tiberio l’assassino, per farti comprendere in morte ciò che in vita non fosti in grado di accettare.

C: e loro?

M: furono presenti a tutto ciò che mi accadde per il tempo concessomi dal fato. Saranno le mie testimoni. Siediti ed ascolta.

I anc: mi occupavo delle abluzioni. Ero io che la lavavo la mattina e che la ripulivo al ritorno dal lupanare. Ci teneva alla morbidezza della sua pelle,

II anc: ero responsabile dei profumi, la cospargevo con essenze fragranti nelle vesti d’Imperatrice e di profumi eccitanti e voluttuosi quando, nottetempo, spariva nei meandri della città alla ricerca del sesso e del piacere. Il suo olfatto era impeccabile.

III anc: io la vestivo, sia per l’Impero che per il meretricio. Dai pepli ricamati alle vesti succinte, fino al mantello che doveva renderla irriconoscibile agli occhi del popolo nelle sue uscite notturne. Mai si sbagliò nella scelta di un abito.

IV anc: mio era il compito di scegliere gioielli ed ornamenti, dai più semplici ai più vistosi. A me era dato di renderla ancor più bella di quanto già non fosse. Il suo gusto era unico.

M: già, loro fecero di me la grande Imperatrice e l’abile prostituta che fui in vita. La donna che mai capisti Claudio, la moglie che facesti uccidere accecato dalla gelosia.

C.: non fu la gelosia, ma il matrimonio con Silio che decretarono la tua morte, Messalina. Eri mia moglie, la moglie dell’Imperatore! Non avresti dovuto sposarti nuovamente, dato che eri già mia moglie!

M.: ma io non ti scelsi Claudio, non ti avrei mai scelto, fu Caligola ad impormi il matrimonio con te vecchio e storpio ed io lo subii. Nonostante la violenza subita, ti aiutai a salire al trono dell’Impero dopo la morte di Caligola e ad eliminare ogni tuo oppositore. Difesi dai potenziali pretendenti al trono anche la tua discendenza, onde garantire la continuità del tuo Impero alla tua morte.

C.: vero, ma allora perché sposare Silio, mettendo a repentaglio non solo il matrimonio ma anche il nostro potere su Roma?

M.: perché lo amavo.

I anc: da quando Silio entrò nella vita della mia Imperatrice ella non pensava ad altro.

II anc: metteva solo i profumi che piacevano a lui.

III anc: gli abiti che lui gradiva.

IV anc: i gioielli a lui più cari,

C.: mai facesti questo per me.

M: fui giumenta di razza, Claudio, costretta dall’Impero a sposare un cavallo vecchio e storpio, non uno stallone par mio, e che, nonostante questo, aiutai nella salita all’Impero e nella difesa dai suoi nemici.

C.: un cavallo che aveva già avuto tre mogli quando ti conobbe e che ne avrebbe sposata un’altra dopo di te.

M. ma che per saziare gli appetiti sessuali della moglie Messalina dovette ordinare a tutti i sudditi maschi di Roma di cedere alle sue voglie!

C: ma neanche questo ti bastò, vero? Come non ti bastò aver avuto rapporti incestuosi con i tuoi stessi fratelli! Chiami me assassino, ma tu facesti uccidere chiunque si rifiutasse di accondiscendere alle tue voglie!

I anc: la mia signora non era una donna qualunque. Quando si recò nei lupanari e prese il nome di Licisca, la donna cagna, era di una bellezza inimmaginabile. Io la depilavo completamente, fin nelle parti più intime. La sua pelle era bianca e morbida.

II anc: io le dipingevo i capezzoli d’oro e le truccavo gli occhi con una mistura di antimonio e nerofumo, onde renderle lo sguardo più penetrante e lascivo. La sua pelle era bianca e morbida.

III anc: io la vestivo con abiti succinti che ne esaltassero le grazie, poi la coprivo con un mantello che la mimetizzasse tra la gente. La sua pelle era bianca e morbida.

IV anc: io le facevo indossare orecchini, bracciali e cavigliere che la rendessero, semmai fosse stato possibile, ancor più desiderabile. La sua pelle era bianca e morbida.

M. ed io divenni la più grande di tutte le prostitute di Roma. La mia pelle era bianca e morbida. Quando fui sfidata dalla più esperta di loro, lei non superò i 10, mentre io ebbi 25 rapporti in 24 ore. Fui proclamata invicta e, alla fine, stanca ma non sazia, smisi. Come avresti potuto tu, povero storpio, darmi ciò di cui avevo bisogno?

C: ma a me, non pensasti?

M. no, tu pensavi a Roma, solo a Roma, mai a me. Quando venivo da te spesso mi respingevi, ma io mai mi ti negai quando tu mi desiderasti! La mia pelle era bianca e morbida.

C: ma ero l’Imperatore di Roma, e grande fu la responsabilità del mio Impero! Fin da bambino bistrattato per le mie infermità, sempre tenuto in disparte nonostante le mie nobili origini, solo a cinquant’anni ottenni la possibilità di dimostrare a Roma il mio valore. Conquistai la Britannia ed aggiunsi ben 5 nuove province all’Impero, dalla Mauritania alla Giudea, senza contare l’annessione dei territori danubiani come il regno del Norico e la Rezia. Feci ingenti opere pubbliche, tra cui acquedotti e strade, creai un nuovo sistema amministrativo centralizzato, la mia politica religiosa rispettò il pensiero di tutti i miei sudditi.

M: ma all’epoca io ero tua moglie, l’Imperatrice di quell’impero, non avrei avuto diritto di un po’ del tuo tempo anch’io? La mia pelle era bianca e morbida.

C: per te esisteva solo il sesso, la voluttà, il piacere! Mai mi fosti accanto nell’immenso impegno di far crescere Roma.

M: non è vero, assecondai sempre i tuoi intrighi, le tue politiche, le tue strategie e tattiche per mantenere il potere!

C.: ma poi mi pugnalasti alle spalle, rendendomi ridicolo agli occhi dei miei sudditi! Tu Valeria Messalina moglie dell’Imperatore Claudio ti trasformasti in Licisca, la donna cagna.

I anc: Licisca era nota in tutta Roma. La sua pelle era bianca e morbida.

II anc: tutta Roma sapeva che Licisca era Messalina. La sua pelle era bianca e morbida.

III anc: soldati e gladiatori giacevano con lei. La sua pelle era bianca e morbida.

IV anc: anche marinai e consoli dell’Impero. La sua pelle era bianca e morbida.



In coro: Messalina fu grande Imperatrice e Licisca grande meretrice. La loro pelle era bianca e morbida. Ebbero l’impero ai loro piedi.

C: il mio Impero, non il suo, io fui eletto imperatore dai pretoriani che uccisero Caligola, lei lo divenne solo in quanto mia moglie. Già, una moglie che mi coprì di ridicolo, per non parlare dell’ altra che arrivò a farmi assassinare ed a far uccider nostro figlio Britannico per consegnare Roma a Nerone.

M: Britannico era figlio di Caligola, idiota, non tuo. Caligola ti dette me in sposa per nascondere la nostra relazione.

C: bene, non sono bastati cinquant’anni di umiliazioni in vita? Anche questo devo sentire ora dalla tua bocca in morte! Ma la sorte mi fece Imperatore ed io, non tu, divenni noto ai Romani.

M: sbagli ancora Claudio, ero già nota ai Romani, ancor prima di divenire imperatrice. Quando lo divenni ero già al tuo fianco come ero già al fianco di Roma. Restai al fianco di Roma e tuo finché non conobbi Silio.

I anc: quando conobbe Silio la mia signora cambiò.

II anc: Silio le rubò il cuore.

III anc: Silio le dette un’anima.

IV anc: Silio la purificò.

I anc: Silio la rinnovò.

II anc: Silio la placò.

III anc: Silio la capì.

IV anc: Silio la rese felice.

I anc: Silio uccise Licisca.

II anc: Silio uccise l‘imperatrice.

III Silio fece nascere Messalina.

IV anc: Silio la rese immortale.

C: Silio, Silio, Silio! Chi fu mai questo Silio e che doti mai possedeva quest’ uomo per arrivare a distruggerti!



Le ancelle in coro: Silio fu l’unico amore di Messalina! Messalina fu l’unico amore di Silio!

I anc: Silio non la condannò.

II anc: Silio ne apprezzò le doti.

III anc: Silio ne comprese la natura.

IV anc: Silio l’accettò per quello che era.

In coro: quando Silio incontrò Messalina le due metà divennero l’intero!

I anc: gli occhi di Messalina vedevano con gli occhi di Sirio.

II anc: gli occhi di Silio vedevano con gli occhi di Messalina.

III anc: i loro corpi erano uno.

IV anc: le loro anime erano una.

M: si Claudio, è così, amai Gaio Silio e fui lieta di morire per amore. Egli ripudiò sua moglie Giulia in nome del suo amore per me ed io ripudiai te in nome del mio amore per lui e così ci sposammo, mentre tu eri ad Ostia. Silio mi tolse dalla suburra e dall’Impero, mi portò altrove. Quell’altrove che è noto solo a chi si ama.

C: lì fu la tua fine.

M: no, Claudio, il mio inizio.



Le ancelle in coro: potente fu l’amore tra Gaio Silio e Messalina, potente più della morte. Nulla si può contro di esso, dato che esso è più potente degli Dei.

I anc: i loro occhi brillavano quando s’incrociavano i loro sguardi.

II anc: le loro gambe tremavano quando si avvicinavano i loro corpi.

III anc: il tempo si fermava quando le loro labbra si univano.

IV anc: vederli insieme era una magia.

C.: tacete, tacete!

M: che puoi comprendere tu, storpio, balbuziente, bavoso e vecchio animale, di ciò che mi accadde. Che puoi sapere tu di ciò che provò la mia anima. Mai fosti baciato dall’amore, preso com’eri da Roma e dal tuo Impero. Io, Messalina, l’ imperatrice spietata che uccideva chi si rifiutava di cedere alle sue grazie, io Licisca, la donna cagna, la meretrice ebbra di sesso e lussuria, seppi trasformarmi, rinascere in nome dell’amore. Tu, preso dalla smania del potere e dell’impero di Roma, mai cogliesti un solo momento della cosa più bella che agli umani è dato di provare, l’amore.

C: sbagli, a me l’amore fu negato. E’ vero, io fui storpio, bavoso e balbuziente. Chi avrebbe potuto amarmi? Le mogli che ti precedettero dovetti ripudiarle per adulterio, come te. L’ultima mi fece avvelenare. La mia fu vita di silenzio, privazioni, offese, derisioni, dolore. La nobile famiglia in cui nacqui non mi ritenne degno, mi scartò, come si scarta tutto ciò che si ritiene avariato. Per me non vi fu che rifiuto e scherno. Quando i pretoriani che uccisero Caligola mi trovarono aprendo la tenda dietro la quale mi ero nascosto per il terrore di essere ucciso anch’io, solo per la parentela che mi univa a lui, a Caligola, e mi proclamarono Imperatore, io risorsi a nuova vita. Sentii che avrei amato Roma, quella Roma che mi aveva sottovalutato, ma che per uno strano gioco del fato mi aveva eletto Imperatore. La governai con saggezza ed amore e la feci più grande. Prodigai tutto il mio impegno, tutta l’energia di un povero infermo a questo scopo. Non fu per il potere, ma per dimostrare a chi mi aveva emarginato, sottovalutato, ferito, che io, Claudio, sarei stato il più grande imperatore di Roma.

M: io, invece, mi dedicai alla prostituzione, conoscendo Roma nei suoi meandri più scuri e solitari. Conobbi la miseria, l’ignoranza, la povertà dei suoi sudditi, ne scrutai i volti nelle strade, subii e godetti della ferocia dei suoi maschi. Le donne a Roma erano ancora niente, io le rappresentai nella loro veste peggiore e ne conobbi il destino.

C: io resi Roma ancor più grande, allargando i suoi confini, applicando la legge con giustizia, amministrandola con oculatezza e sapienza. Roma mi amava al punto che alla fine capii che io stesso ero Roma.

M: no, povero illuso, io ero Roma, perché il suo popolo non conosceva te, ma me. Mi ero offerta al popolo ed il popolo a me. Le stesse passioni ci univano, le stesse paure che provavo io provava il tuo popolo Claudio.

C:: io vegliavo perché il Popolo non avesse più paura e lo avrei fatto ancora se non mi avessero avvelenato. Alla mia morte molti romani piansero.

M:: mentre alla mia, il soldato che mi uccise per tuo comando, mentre mi trafiggeva con la sua spada disse: "Se la tua morte sarà pianta da tutti i tuoi amanti, piangerà mezza Roma!"

Escono sottobraccio, mentre le ancelle in coro:

I anc: visse nell’impotenza, poi affermò la sua capacità, onore a Claudio.

II anc: visse nell’impotenza, poi affermò la sua capacità, onore a Messalina.

III anc: visse nell’impotenza, poi affermò la sua capacità, onore a Silio.



IV anc: e, per aver permesso tutto questo, onore a Roma.
FINE






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