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Chre’tien de troyes


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Prime grammatiche romanze


Nel ‘200 vengono composte grammatiche e retoriche provenzali, per servire ai poeti che non hanno questa lingua come lingua madre: la I grammatica RAZOS DE TROBAR (i soggetti del poetar), del poeta catalano Raimon Vidal (I metà del XIII) esponendo il suo scopo che è insegnare la grammatica e la poetica. Ma è 1 raccolta di osservazioni sui punti + difficili della grammatica. In Italia Terramagnino da Pisa l’ha messa in rima ma ricordiamo anche il DONAT PROENSAL di Uc Faidit dedicato a personaggi della corte di Federico II, ma forse a Treviso, nel Nord abbiamo il maggior centro di lirica provenzale in Italia=VERA E PROPRIA GRAMMATICA IN PROVENZALE CON TRADUZIONE IN LATINO. Nel frattempo in Italia si usava e spesso si acculturava il francese su altri dialetti anche perché + facilmente compreso dagli uomini non di lettere, + che il latino. Ma nessun precetto in Italia, solo per usi pratici, mentre in Inghilterra fino al XIV-XV era lingua di corte, dell’aristocrazia e degli altri strati sociali(dai Normanni). La I gramm.francese scritta in Inghilterra è del ‘400, incompiuta, Donait françois di Jehan Barton.
Il provenzale come vicolo poetico: spesso si aveva a che fare con un bilinguismo. Dante INIZIA LA TRATTATISTICA ITALIANA IN DIFESA DELL’ITALIANO CIOE’ DI UN VOLGARE ROMANZO. (De Vulgari Eloquentia, 1303-05). Ma a lui sta a cuore la lingua poetica, non la lingua tout court. Ma è visto anche come I dialettologo perché li passa in rassegna tutti (In Italia), al fine di creare UN KOINE’ che prenda del bello e del buono di tutte. Cita qui ma anche nella Divina Commedia i TROVATORI e i POETI SICILIANI. (anche Petrarca lo farà). E loro frasi saranno da base alla provenzalistica italiana del ‘500 e del’600.(Trissino, Bembo,ecc). Già Dante s’era accorto della parentela genetica tra italiano, provenzale e francese ma non della derivazione dell’italiano dal latino. Nel 1435 il Biondo parlando col Bracciolini, il Bruni,ecc. parla di un latino parlato a Roma e di un altro parlato dal volgo(il volgare).Quindi 3 tipi di latino, poetica, oratoria, vulgaris che appaiono per lui non come 3 lingue ma 3 stili. Si tendeva così a considerare il volgare una corruzione (cambiata in generazione dal Verchi nel 1570)barbarica. Ecco che si parla di ACCULTURAZIONE o acculturamento tra un super-strato e un sostrato. Ma il grande maestro rinascimentale è stato lo spagnolo Bernardo Andrete ‘origine e principio della lingua castigliana romanza’1606.. In Francia Gilles Ménage (il Menagio) ‘origines de la langue française’1650 e ‘origini della lingua italiana’1669---fino all’800 ritenute bibbie. Superò così l’Accademia della Crusca (Vocabolario della lingua italiana) e lui venne spesso bollato per la sua arbitrarietà. Recentemente è stato rivalutato. In Francia è stata attribuita troppa importanza al greco, addirittura che la lingua derivi dal greco, mentre è attraverso il latino che viene a tradursi in francese. Ma anche il Giambullari credeva che il toscano derivasse nel 1546 dall’etrusco, perché s’accorse della somiglianza dell’italiano con le lingue semitiche (ebraico, aramaico). Si è pensato che le lingue romanze derivassero dalla fusione o mescolanza del latino con le lingue degli invasori, in part. Germaniche. Ma è dal ‘500 che s’abbozza, sia pur non metodologicamente, che il romanzo deriva dal latino, e lo si vedrà nell’800 col metodo storico comparativo. Nel ‘400 è Alberti che redige la I grammatica italiana e I tra tutte le lingue romanze (ca 1435-1441)inedita, PER RIAFFERMARE L’ECCELLENZA DELL’ITALIANO. In Francia ci fu Du Bellay (1549) ad affrontare il latino e il greco ma la I grammatica EDITA nasce in Spagna nel 1492 per mano di Antonio de Nebrija.

IL PRIMO VOCABOLARIO E’QUELLO DELLA CRUSCA, I ED. VENEZIA 1612 E QUELLO DELL’ACADAMIE FRANÇAISE (PARIGI, 1694-NEL ‘700 RICORDIAMO DE SAINTE-PALAYE, con un lavoro lessicografico comparato e scrisse la monumentale opera di poesia trobadorica Histoire des Trobadours, ma in maniera oggettiva, non con passione per il Medioevo). MENTRE IN SPAGNA BISOGNA ASPETTARE IL 1726 E PORTOGALLO 1789.
2 CAPITOLO

SOTTO IL SEGNO DELLA STORIA



La nascita della linguistica romanza corrisponde allo studio sistematico della storia letteraria del medioevo.

Fondamentale per la filologia romanza è la Querelle entre les Anciens et les Modernes tra ‘600 e ‘700. + tardi ci sarà Schiller e Schlegel Friedrich, senza rompere radicalmente i due pensieri, andando + che altro sull’estetica, e prendendo da Kant ma anche da Vico, Herder (antiintellettualisticamente)Fiche, Schelling.



Johann Gottfried Herder ha un’approccio storico empatico’amare una nazione’, trascendendo dall’antichità ma anche dalla volterranità illuministica. PROPONE UNA RELATIVIZZAZIONE DELL’IDEA DI UMANITA’.Per capire un testo, ad es. la Bibbia, occorre diventare pastori della stessa. La storia di una nazione è data dall’insieme delle sue peculiarità: è l’autore degli Idilli Negri, esaltatore delle antichità germaniche, traduttore di romances spagnoli. Ma il teologo non era l’unico, ricordiamo Vico, e nel ‘700 riprende Kant, Schelling, riprende critici scozzesi e inglesi del ‘600, ma E’ IL I GRANDE INIZATORE DI STUDI ROMANZI e a rompere con la neoclassicità.Da lui partirà una scia di filologi e folcloristi. La sua empatia asistematica sarà però resa più scientifica dagli stessi. SECONDO Schlegel invece la poesia antica è disinteressata, quella moderna interessante, nel senso che mira. Differenzia antico (classico) e moderno (romantico). Da lui partono 2 linee : Hegel nella sua estetica dove i generi letterari vivono e costituiscono la stessa storia della letteratura e dello spirito. Un’altra porta alla distruzione dei generi e a 1 storia della letter. Quale strumento della conoscenza letter. Schlegel scrive Sulla lingua e saggezza degli Indiani’1808.

Da lui deriva la differenza tra lingue FLESSIVE E ISOLANTI(meglio ancora flessive, agglutinanti, isolanti) che già il fratello August Wilhelm aveva espanso, poi seguito da Schleicher( messa a punto dell’op. di Bopp con ‘compendio della grammatica comparata delle lingue indo-germaniche=cioè indoeuropee,1861. Flessivo---futuro italiano dove cambia il suffisso:cambierò, cambierà (il sanscrito forma flessiva perfetta)----il capostipite è l’INDOEUROPEO

Isolante----futuro tedesco con l’uso di werden.

Non dimentichiamo Jakob Grimm (linguista, filologo, folclorista, letterato) scrittore di fiabe col fratello Wilhelm delle’ Fiabe dei bambini e della casa’ 1812-15: Jakob era attratto dal tema delle origini popolari, e mitopoietiche dei popoli germanici e non solo., contribuendo anche agli scavi delle letterature spagnola e francese antica. PER LA PRIMA VOLTA UNO SCRITTORE PUNTA SULLE ORIGINI IN MANIERA STORICO-COMPARATIVA. Ma oggi vediamo come la dicotomia sincronia-diacronia si integri, sia pur distintamente, + di quanto lui pensasse.Scrive la Deutsche Grammatik (22-37)


UNA GRANDE GRAMMATICA INDOEUROPEISTA OTTOCENTESCA FU QUELLA DI BOPP (1791-1867): studio genealogico della lingua. E’ lui infatti che vede nell’indoeuroeo il capostipite e non il sanscrito. Il danese Rasmus Rask ha scritto la I gramm. Storica indoeuropea (pub.nel 1818).
Ricordiamo anche il francese RAYNOUARD ‘CHOIX DES TROUBADOURS’ e FRIEDRICH DIEZ GLI FA UNA RECENSIONE CONSIDERATO IL PADRE DELLA FILOLOGIA ROMANZA con LA GRAMMATICA DELLE LINGUE ROMANZE STAMPATA A BONN TRA IL 1836-43 E IL DIZIONARIO ETIMOLOGICO DELLE LINGUE ROMANZE, MA anche studi sulla Provenzalistica: continuatore di Raynouard e degli Schlegel. Sembra sia stato Goethe a spingere Diez sul perfezionamento di questa strada. Sicuramente non segue una strada romantica ma positivistica. INIZIA COSI’ NELL’800 IL METODO STORICO-COMPARATIVO.
SCHLEICHER).---prende senza dubbio da Darwin con ‘la teoria di Darwin e la linguistica’ definendo la ling. UNA SCIENZA NATURALE. Si allontana dal suo contesto precedente definendo le lingue nella loro evoluzione e non più nella loro individualità e scelta. METTE FINE AL CONCETTO SECONDO CUI LE LINGUE SONO COSTITUITE DA LETTERATI, POETI,ECC. Secondo lui il linguista STUDIA LA LINGUA IN SE’ MENTRE IL FILOLOGO SI SERVE DELLA LINGUA PER ILLUSTRARE FATTI CULTURALI. Il Metodo storico-comparativo è ripreso e migliorato dai NEOGRAMMATICI. Questi rompono la scuola precedente,troppo sistematica, ma fanno altrettanto teorizzando in + LE LEGGI DELLA FONETICA, escludendo la possibilità di eccezioni, ma vennero poi ridimensionati.
REGOLE FONETICHE

  1. Se la A si trova in sillaba chiusa (cioè seguita da 2 consonanti, esclusi i gruppi di 2 consonanti di cui la 2 è la R) resta tale---partem---part

Per analogia diciamo come lapsus dicete e facete, perché assomigliano a perdete, scrivete; così fanno i bambini e gli stranieri. Si può pensare che 1 giorno queste forme possano essere giuste e che forse dite e fate potrebbero sparire.
Vi sono dei cultismi,ossia delle parole che rimangono invariate perché poco usate.

Metafonesi: riguarda dialetti veneti es. Rodigini,padovani, vicentini ma in campagna---1 pers.sing di correre è coro, mentre la II e te curi perché ha la –i finale.E’ 1 LEGGE SINCRONICA mentre le altre sono diacroniche.

All’interno dei Neogrammatici si pone lo svizzero Lübke (1861-1936).

Importante è poi anche la’teoria delle onde’ dell’indoeuropeista Schmidt, da qui Schuchardt (‘Il vocalismo del latino volgare) afferma che ogni lingua è 1 lingua mista. Una lingua + esposta a novità sarà sempre di minor prestigio culturale e sociale: es. del lituano + vicino all’indoeuropeo di molte lingue antiche).

L’Ascoli ha iniziato LA DIALETTOLOGIA coi’Saggi ladini’(1873): si è accorto di 3 zone subalpine e alpine separate: Sopraselva, Sottoselva, Engadina (Cantone dei Grigioni) in Svizzera (zona occidentale), alcune valli dolomitiche (sez.centrale), friulano (sez.orientale).----LATINO E RETROROMANZO(LINGUA ROMANZA AUTONOMA)pur con una cultura diversa. Sembra che fossero unite.

Il Bartoli riprende con la sua LINGUISTICA SPAZIALE o Neolinguistica:

I norma: area isolata---la forma linguistica dell’area meno esposta alle comunicazioni è la + antica (arcaismi, per es.)---es. il sardo centrale

II norma: aree laterali: se delle aree periferiche lontane tra di loro presentano 1 forma linguistica e l’area centrale compatta ne presenta 1 altra, la I è + antica.

III norma:area maggiore----l’area che presenta 1 maggior estensione geografica è la + antica.

IV norma: area + tarda (seriore): l’area raggiunta + tardi da 1 lingua (area seriore) conserva 1 forma + antica che non il centro della lingua stessa.—es. il brasiliano presenta forme fonetiche + simili al portoghese antico che a quello moderno.

C’è comunque l’eccezione della Lucania (vedi Varvaro) anche se il discorso delle norme areali riguarda i costumi e le mode: ci si accorge facilmente che le province e le campagna, zone periferiche, mantengono imitazioni delle aree centrali (es. capitali) di anni precedenti.
BRÉAL , TRAD. FRANCESE DELLA GRAM.COMPARATA DI BOPP, E’ NOTO COME FONDATORE DELLA SEMANTICA (ramo della linguistica che si occupa del significato)’essai de Sémantique’’1897.

Nella scuola storico-comparativo cresce Ferdinand de Saussure col Cours de linguistique générale, e spacca il paradigma storico.Iniziata alla fine del ‘700 con l’idea che si potesse strappare il segreto della lingua conoscendone la storia.
CAPITOLO 3

LA LINGUISTICA STRUTTURALE

Verso gli anni’30 il Circolo di Praga forma delle Tesi con i princ.esponenti dello strutturalismo linguistico: i russi Jakobson, Trubeckoj, i cechi Mathesius, ecc. altri collaboratori stranieri, presentate al Congresso degli Slavismi di Praga nel 1929 e si propagano in tutta Europa. Contemporaneamente La scuola di Copenhagen soprattutto con l’op. di Hjelmslev ‘Principes de grammaire générale’ ’28. Lo strutturalsimo americano invece vede Bloomfield con ‘Language’’33. Tutto nato però sotto il nome del ginevrino Saussure. Inizialmente fu la Francia a esserne interessata ma nel filone sociologico, anche l’Italia e la Germania neoidealisticamente. Non che Saussure significhi Strutturalismo, anche perché il Cours è stato scritto da 2 suoi allievi anni dopo. Ricordiamo anche lo psicologo Jean Piaget ‘Strutturalismo’ e l’op. di Claude Lévi-Strauss ,met. Strut. Applicato alle ‘scienze umane’(antropologia). Tuttavia lo strutturalismo nasce all’interno della linguistica e ha raggiunto in un ramo di questa, la FONOLOGIA, i primi risultati tangibili.

Fondamento dello strutturalismo è IL SEGNO: la lingua, l’alfabeto morse, il linguaggio dei fiori, i segnali stradali,ecc. E’ fornito da 1 significante e di 1 significato inscindindibili come 2 pag. di 1 libro (Saussure). Hjelmslev parla di espressione al posto di significante e contenuto al posto di significato. In diversi sistemi semiologici la bandiera a mezz’asta significa lutto. Il LEGAME CHE LEGA SIGNIFICANTE E SIGNIFICATO E’ARBITRARIO. IL SEGNO LINGUSTICO STESSO E’ CONVENZIONALE.

Ricordiamo anche PAROLE e LANGUE: solo quest’ultima riguarda la linguistica. Secondo Jakobson la langue è paragonata a 1 codice, la parole a 1 messaggio. Di tipo psicologico ricordiamo Competenza (competence) e Esecuzione (performance): la competenza è il dominio del parlante istintivamente e che prevede una certa idealizzazione della lingua, l’esecuzione è la sua estrinsecazione effettiva----Chomsky, secondo cui solo LA COMPETENZA E’ OGGETTO DELLA LINGUISTICA.

La parola cane sul piano del significante nell’ambito della parole sarà data dalle mille intonazioni, dalla prosodia, dalla suddivisione in fonemi, ecc.LA COPPIA MINIMA E’ DATA DALLA DIFFERENZA MINIMA DI 1 FONEMA ---es. cane ,pane in cui la /K/ di cane appare come suono diversificato ma fondamentale come suono di 1 lingua perché ha una sua funzione. Il Fonema si indica tra slash mentre le realizzazioni fonetiche tra parentesi quadre. Ad es in inglese thin e thing con le loro pronuncie sono allofoni perché il II finisce con una n tendente alla g appena pronunciata. L’interrogazione in italiano è data dal tono mentre in inglese ANCHE dal DO, un mezzo morfologico ridondante. Lo studio dei suoni basato sulla differenza morfologico-fonetica è la fonologia o la fonematica; la fonetica è il semplice studio dei suoni.



La differenza tra mano e meno è data dalla /e/ : /m/+/a/+/n/+/o/ è in rapporto sintagmatico rivolto verso destra e non ha altre possibilità (verso destra come seguisse il tempo). La a e la e sono rapporti paradigmatici (asse verticale) perché fanno mutare significante e significato. Esiste infatti uno schema di Saussure e con terminologia di Jakobson:


C

A B

AB: asse sintagmatico

CD: asse paradigmatico

D
# =pausa fonetica


Lo studio della sintassi in ambito strutturale è stato approfondito da Chomsky ma anche da Jakobson e da Harris, esponente radicale americano dello Strutturalismo.

Ma questo metodo di analizzare una dottrina è detto descrittivo e SINCRONICO (Saussure): ma S. non voleva tornare alle teorie classiche, infatti si occupa anche di DIACRONIA, ossia l’evoluzione che non è però l’analisi storico-comparativista.

  • Es. le dentali sorde intervocaliche cadono, dopo essere passate per lo stadio đ:vita>viđa >vie, vita

  • L’accento in fran ant. Non va mai oltre la penultima: le parole sono dunque tutte o ossitone (come vìf) o parossitone (come vìe)

  • Nei proparossitoni latini la vocale tra la tonica e la finale cade: préndere>prendre

  • Le vocali finali latine cadono, tranne –a che dà –e

  • I gruppi sk, sp, st non possono stare in posizione iniziale. Prendono perciò una e detta prosterica (cioè di appoggio inziale): scrivere>escrire (mod. écrire)

Saussure fa questa distinzione per differenziarsi dalla confusa, secondo lui, teoria storica. Ma oggi si vede quanto quella teoria possa essere ancora valide in certe parti, ANCHE SE E’ IMPENSABILE NON ATTRIBUIRE ALLA SINCRONICITA’ LA SUA PRIORITA’.



Anche se talvolta la diacronia ha la sua importanza, e senza la quale la sincronia non ha senso. E’ fondamentale capire l’evoluzione di una lingua per poter capire come può proseguire.

Il concetto di struttura è strettamente dipendente da quello di VALORE: L’es. è quello del sale: il suo prezzo non dipende da quello del passato ma da quello del pane e degli altri alimentari, dai salari medi, ecc. La LINGUA E’ UNA STRUTTURA PERCHE’ NON ESISTE IN SE’ MA SOLO IN RAPPORTO A TUTTE LE UNITA’ NEL SUO COMPLESSO. Così se alteriamo un elemento viene a modificarsi tutto il complesso. Saussure ha parlato nello stesso senso di SISTEMA.

La ovvia diatriba con gli storicismi porta gli strutturalisti a considerarsi nella struttura non come ipostasi, ma un’ipotesi di lavoro che PERMETTE L’APPLICAZIONE ALLO STUDIO DELLA LINGUA DI CRITERI RIGOROSI E CAPACI DI LARGA COMPENETRAZIONE CON LO STUDIO DI ALTRE DISCIPLINE, anche se certe forme di strutt.come il distribuzionalismo americano o da Bloomfield, o quello danese, hanno portato a un isolazionismo.
CAPITOLO 5

LINGUA, STILE, DIALETTI

LINGUA=STRUTTURA COME SISTEMA SINCRONICO(Saussure).

Ma anche che la LANGUE (lingua) possiede degli stili super-individuali, soggetti, almeno in parte, a certe norme..



Secondo il Murat vi sono 7 stili funzionali (soprattutto per l’inglese e il russo):

  1. STILE FUNZIONALE DELLA CONVERSAZIONE COLTA

  2. “ POETICO

  3. “ PUBBLICISTICO-POLITICO

  4. “ UFFICIALE-AMMINISTRATIVO

  5. “ SCIENTIFICO

  6. “ TECNICO-PROFESSIONALE

  7. “ POPOLARE-FAMIGLIARE

Si possono avere parziali sovrapposizioni di stili, IL NUCLEO E’ COSTITUITO DALLA CONV. COLTA. Ogni stile ha la sua zona peculiare ma ha anche zone comuni con altri stili.



In Giappone si ha anche lo stile ‘molto originale’; il dialetto non è da confondere con quello pop.famigliare perché è anche usato in altri ambienti. L’italiano presenta ancora forme provenzali che influenzarono la nostra poetica: augello, aura, donzella.

SECONDO IL FILOLOGO LEO SPITZER (AUSTRIACO) GLI ERMETICI IN ITALIA HANNO PORTATO OLTRE I LIMITI DELLA NORMA LA SOPPRESSIONE DEGLI ARTICOLI. Ma già si passa alla Stilistica, branca contemporaneamente della letteratura e della linguistica. Quindi la poetica può pescare qualsiasi parola dal linguaggio comune.
La lingua varia socialmente e geograficamente: già nell’800 la variazione dello spazio era studiata meno di quella sociale: LABOV, americano, nota quanto SIA IN RELAZIONE COSTANTE LA CLASSE SOCIALE E IL FENOMENO LINGUISTICO. In Francia si è notato spesso che il proletariato tende a far cadere la l e la r.Parla di stili anche lui diversamente da Murat:

  1. discorso casuale

  2. “ accurato

  3. lettura di 1 tex

  4. lettura di 1 lista di parole


C’è una norma bassa + franca, espressiva, diretta, sincera, ecc. C’è una tendenza, che è quella delle donne piccolo-borghesi a innalzarsi nel livello sociale.
Nel Rinascimento il dialetto è considerato inferiore alla lingua.(valutato per attitudine a 1 op.letteraria o -): concetto diverso dalla tra. Greca che li considerava alla stregua della lingua, veniva anche scritto. Nel Rinascimento si ha ‘la questione della lingua’che vede il fiorentino eccellere su tutte le altre lingue e dialetti, tanto da diventare sin. Di ITALIANO. SI POSE COSÌ TRA IL VOLGARE E IL LATINO, tanto da costituirsi in un’ideologia e in 1 cultura che si diffuse in tutta Europa.

Oggi si parla di ‘equifabbilità delle lingue’, cioè la loro potenzialità di esprimere tutto, sorpassando anche l’ottocentismo per cui vi erano lingue e popoli inferiori e altri superiori. Si capisce l’ineccepibilità dei Neogrammatici ma anche il loro limite: le questioni linguistiche, escluse dalla storia, si riaffacciano.

Oggi tra dialetto e lingua si crea una gerarchia nei contesti sociali ma è un fatto psico-sociale, non 1 cat.linguistica. Questo perché la lingua si è incorporata col valore di nazione, come partecipazione allo stesso. Ma la valutazione di un dialetto non è tanto 1 fatto linguistico quanto politico, per evitare che ci sia acculturazione di quella specifica località. Quando non accade che questi si pongano come nazionalismo concorrente, alle cui base stanno altre religioni e culture.

Anche se il linguista qui diventa sociologo, segue la strada dei Neogrammatici per cui la lingua e il dialetto sono 2 strutture. Il dialetto è la trazione mentre la lingua è l’innovazione sociale, in Italia.

Non è detto che queste minoranze scompaiano con l’uniformità della lingua nazionale, anzi ,pensiamo al rafforzamento del catalano e del ladino. Ma per canonizzare queste lingue nello scritto devono riferirsi alla linguistica. Un es. di contrasto si ha con i fiamminghi belgi e i valloni francesi nello stesso paese, o i francofoni canadesi in minoranza politica rispetto a quelli anglofoni. Si capisce che un non inserimento nella lingua di una nazione corrisponde a un basso livello sociale (non economico---es.dei fattori). Ricordiamo De Mauro, Bernstein in Inghilterra e Labov negli Usa. In Francia ricordiamo l’Atlas linguistique de la France di J. Gilliéron(1902-12): atlante di dialettologia con cartografie.(differenze tra il provenzale kaval e francese cheval, o la pron.ue dalla lingua d’oil di oi, - influenzato da Parigi.)

LA LINGUA PASSA DALLA CITTÀ ALLA CAMPAGNA (di domani)


CAPITOLO 6
Anche se competente soprattutto alla glottologia, il latino deriva dalla famiglia indoeuropea.(è la + studiata, ma c’è anche la semitica, l’ebreo mod., l’arabo coi suoi dialetti, la ugro-finnica, la altaica,(turco e i suoi molti dialetti), il bantu(lingue dell’Africa mer.),la tai-cinese ,ecc..LA FAMIGLIA INDOEUROPEA SI SUDDIVIDE IN SOTTO-FAMIGLIE:

  • germanico

  • slavo

  • baltico (oggi lituano e lettone; col prec.prende il nome di fam.balto-slava)

  • celtico (cost.dal gallico cont. Estinto parlato in un’area molto ampia dell’Imp.romano e dal britannico insulare---Galles dalla Bretagna, e dal gaelico in Irlanda e Scozia.

  • Ellenico comp.dal solo greco ant.,mod. e neogreco

  • Albanese (forse dal tracico o l’illirico)

  • Armeno

  • Iranico con + rami

  • Indiano nelle varietà ant.:vedico e sanscrito e mod.tra cui lo zingaro

  • Italico comprendente diversi rami tutti estinti ma noti per epigrafi, ecc---umbro, sannitico, osco, ecc..IL LATINO, 1 DELLE VARIETÀ OCCIDENTALI, È PROSEGUITO DALLE LINGUE ROMANZE.


Sono tutti rami vivi, ce ne sono altri però estinti: ittita, tocario, il (paleo)veneto o venetico coperto dal lat. Da non confondersi col veneto mod.che è dialetto romanzo e deriva dal latino, e l’etrusco (forse parente dell’ittita). Prima dei Romani si parlava il gallico tra l’Iberia, Gallia transalpina e cisalpina (Italia sett.)ma anche il greco in parti dell’Italia del sud,l’illirico, (area prospiciente l’Adriatico orient., il tracodacico.

Ma anche lingue non-indo.come le pop.di lingua iberica e aquitanica nella pen.iberica e Francia del sud. Quest’ultima è rappres. Dalla lingua BASCA (nei Pirenei).Il ligure , diffuso in Italia Nord-occ. E in F mer.o il paleo-sardo pre-indo.della fam.semitica. Questi sostrati pre-in.sono appartenenti a lingue incerte. Supposizioni ottocentesche (Ascoli e poi Cattaneo) fa derivare la pron. Y della U dal celtico che ha influenzato foneticamente i latino che lo ha inglobato, ma anche la C gorgia toscana(aspirata) sembra arrivare dall’etrusco. I filologi non sono sempre d’accordo coi sostratisti, però.
LE LINGUE ROMANZE NON DERIVANO DAL LAT.TOUT COURT MA DAL LAT.VOLGARE e ciò era già stato notato da Quintiliano e Cicerone.
Dal latino all’italiano si ha l’ordine testa-modificatore e modificatore testa.:la Madre di Paolo----Paul’s mother.

In lat. Il significato del condizionale era espresso sempre con 1 congiuntivo.

La –m fin dai I tempi del lat. Aveva la tendenza a cadere, forse addirittura non si pronunciava ma nasalizzasse la voc. Prec. Come in franc. Mod. Ricordiamo anche l’indebolimento della –s anche se conservato in spagnolo, portoghese, catalano, sardo, ladino, ecc. e lo era in franc. Ant. E provenzale ant.

(moglie deriva da mulier, mogliera e lo spagn. Mujer da mulierum).

VERSO L’ARTICOLO ROMANZO



Nelle lingue indoeuropee l’apparizione del lat. Come oggi lo troviamo in italiano, franc.ingl. è tarda . Il greco ha sviluppato l’art. determinato dopo Omero, quello indeter. Molto + tardi, nel per. Medievale. Le lingue slave mod. non hanno art. tranne il bulgaro, il macedone che l’hanno formato + tardi. Le lingue germaniche e romanze nel Medioevo per gradi.

La forma lat. ILLE ha fatto derivare l’art. di gran parte delle lingue romanze ad eccez. Del sardo, parte del catalano e anticamente, altri dialetti della Romània, hanno continuato non ILLE, ma IPSE che aveva a quel tempo significato diverso da quello del lat. Cl.: aveva preso il posto di idem (‘il già detto’).

L’ARTICOLO lo troviamo in tracce con CHIRONE CENTAURO (IV s) in Mulomedicina poi sempre nello stesso sec. LA REGULA di San Benedetto (530 d.C.) Italia centro-sud, e 1 francese nel complesso di op.storiche e agiografiche di Gregorio di Tours (573-593) ma anche nella parodia della Lex Sadica (sec. Metà del VII s), tex misto lat. volgare ma è interessante vedere che in alcuni tex romanzi l’ART. MANCA---es. GIURAMENTI DI STRASBURGO (I TEX FRANC) e nei Placiti Campani (primi tex dell’it.). Ciò dipendeva dalla tutela che il lat. Aveva sul .volg anche perché sono tex giuridici, ma in seguito l’uso si fa costante.

L’adozione della rima siciliana, imperfetta per l’occhio ma soprat.per l’orecchio, fuori dalla sua area originaria, è stata favorita dalla diffusione della poesia sic. In forma toscanizzata. Nella scuola sic.,eredità del provenzale, non c’erano che rime perfette.

La filologia affronta questa ricerca con tecniche adeguate e interroga:

  • Opere dei grammatici latini

  • Iscrizioni (pubbliche, in tutto il territorio, abb. Corrette)

  • Lettere (papiri e cocci conservano delle lettere di privati)

  • Letteratura tecnica

  • Op.letter (tex teatrali lat. In part. Plauto, con lingua tendenzialmente parlata e fortemente ellenizzante)

  • Glosse: testimonianze del lat. Tardo o già del I romanzo, spiegaz. Di parole e espressioni.


IL DOMINIO ROMANZO (CAP 7)
Da Ovest a Est, dal Portogallo all’Italia con le isole del Mediterraneo (Baleari, Corsica, Sardegna, Sicilia): il dalmatico, saldandosi all’it., scendeva un tempo fino a Dubrovnik.

Comprende 4 stati: Portogallo, Spagna, Francia, Italia, la parte francofona del Belgio, le parti di lingua franc. Della Svizzera, italiana e romancia (Saint-Moritz).

Entità ling. Autonome si considerano di solito: il catalano, l’occitanico(provenzale), il sardo, i 3 gruppi romancio, friulano, ladino.

Inoltre ritroviamo alcune enclaves alloglotte non romanze: IL BASCO (resistenza alla romanizzazione), il bretone nella Bretagna: colonizzazione medievale dalle isole britanniche, penisole e isole tedesche in Francia e Italia (colon.medievale o annessione mod.), albanese in Calabria e Sicilia, greco in Puglia e Calabria. A est abbiamo la Romania con la Rep. Moldava e lembi dell’Ucraina che facevano parte dell’Urss e gruppi rumeni della Serbia---ROMA’NIA.

Eccez. È l’Africa sett. I berberizzata e poi arabizzata---Tutta questa è la Romània perduta, la Romània nuova comprende i territori di lingua romanza che non hanno conosciuto latinizzazione ,ma dove la lingua rom. È stata importata + tardi—soprat. Colonizzazioni che hanno portato lo spagnolo nell’America cent. E mer., il portoghese in Brasile, il franc. Nelle Antille e in Canada, ecc. Ma ci sono anche stanziamenti nei Balcani di comunità di lingua ebrea in altre zone, dopo l’espulsione dalla penisola iberica nel XV s.=spagnolo arcaico. In America lat. Si ha un grande sviluppo demografico.
Ci sono anche lingue creole e pidgins (o sabir) a base soprat. Portoghese o francese.Es . lingue parlate in Africa dal contatto di lingue europee con lingue indigene e importate con gli schiavi in America. Le lingue creole sono lingue primarie. (cioè materne)---es di pidgrin francese il Petit Nègre.

Schema classificatorio di Tagliavini:

  1. Portoghese

Spagnolo Ibero-romanzo

Catalano


  1. Provenzale (e guascone) Gallo-romanzo

Franco-provenzale

Francese




  1. Ladino

Sardo

Italiano Italo-romanzo

Dalmatico

  1. Rumeno balcano-romanzo?


Dialetti gallo-romanzi ,dell’Italia sett. Ad eccez. Del veneto.
Le lingue ibero-romanze si comprendono con l’invasione araba (711-720): si ha la suddivisione in 1 nord cristiano e 1 sud mussulmano. Sarà la riconquista, resistenza, che porterà alla liberazione della penisola nel 1492. Castiglia diventerà il centro culturale e politico + importante della Spagna cristiana. Riconosciamo varie lingue all’interno:

  1. galego-portoghese diviso in 2 parti, il nord galego unito alla Spagna, sud invece indipendente.---lingua letter.nei sec. XIII-XIV mezzo di espressione alla lirica iberica di ispirazione trovadorica. Ma il galego alla fine del Medioevo soccombe sotto il castigliano (oggi stato dialettale). Il portoghese è la lingua del Portog. Ma anche la lingue di alcune ex-colonie (Brasile) e la base di alcune lingue creole asiatiche e africane. II lingua romanza + diffusa.

  2. l’asturo-leonese

  3. castigliano

  4. aragonese

  5. catalano nella contea di Barcellona

Lo spagnolo o castigliano è la II lingua + parlata nel mondo.

Nel sud occupato dagli Arabi si parlavano vari dialetti romanzi, di cui si sa poco. Il romanzo dei territori arabizzati veniva chiamato dagli scrittori arabi mozarabico (suddito degli arabi). Il catsigliano comincia a essere chiamato spagnolo dal XVI s., a Oriente il catalano.

Lo sp. Moderno è lo sp. Parlato dal Messico alla Terra del Fuoco.

Il catalano appartiene alla penisola iberica ma linguisticamente è stato attribuito spesso al gruppo galloromanzo. È stata sopraffatta dallo sp. nella storia ma da Barcellona, grande centro economico e culturale, è partita la rinascita tanto da essere riconosciuta ufficiale (sola lingua uff.)nella Cost. del 1978. Si distinguono 2 gruppi dialettali princ., orien. E occ. Si parla anche nell’ant. Regno di Valencia, nelle Baleari, Pirenei franc. Orient ---Roussillon, Andorra, Alghero (Sardegna).----è talvolta considerato affine all’occitanico, per es. nella caduta delle vocali finali diverse da –a, fenomeno tipico anche nell’Italia sett., fenom.quindi gallo-romanzo.
Il francese è 1 lingua di cultura, ma in Francia c’è anche il bretone, fiammingo, basco, tedesco, provenzale, franco-prov., corso, patois(dialetti originari famigliari e rurali). Il fenom. Della diffusione della lingua dell’ Ile de France (francien), irradiata da Parigi, è molto ant. Già dalla metà del XII la lingua di Parigi influenza tex del Nord, ma si impone nell’800 con l’industrializzazione e scolarizzazione.

Ci sono dei dialetti ant.: piccardo, normanno, vallone, champenois, borgognone,ecc.

Anglo-normanno è la varietà franc. impiegata in Inghilterra x alcuni sec. Da alcuni strati della popol(non solo ricch). Quindi francese o lingua d’oïl (sostrato celtico e – latinizzato, con 1 superstrato germanico nei sec. Di dominio dei Franchi: si suppone 3 sec. Di bilinguismo franco-germ in 1 parte della popolaz.), occitanico o lingua d’oc o provenzale. Il Sud invece avrebbe diversi sostrati (celtico, ligure, iberico, ecc)e 1 dominazione germanica, i Visigoti, solo passeggera.

Si deve distinguere tra francese ant.(fino all’inizio del XIV) e franc. Mod: nel trecento infatti la lingua ha subito profondi mutamenti fonologici e sintattici. 1 studente di fran. Non capisce la Chanson de Roland. Ma durante il Rinascimento ha subito una latinizzazione x via erudita. Infatti oggi si presenta + di ogni altra lingua rom. Composita e asimmetrica. Dal ‘600 poi è stata diffusa in tutto il mondo con la sua cultura (letteratura, filosofia, scienze).Molti la conoscevano, da Leibniz a Manzoni (nell’800 è stato il maggior agente di occidentalizzazione) e oggi la ritroviamo in Canada (dal ‘600), alcune reg. degli Usa, Haiti, Antille, Guaiana, Tunisia, Marocco, Algeria, Africa subsahariana, Madagascar, Isole Mascarene(élite). Ha dato origine a pidgins (petit nègre afric.) e a lingue creole(Haiti, Piccole Antille, Guaiana, Is.Mascarene).
L’occitanico o provenzale---lingua d’oc. I lingua che nel Sud si è costituita in 1 forma letter. Uniforme nel Medioevo (XII s). In Italia è parlato nelle frange occ. Delle prov. Di Torino, confinando a nord con il franco-prov, e di Cuneo---rel.valdese nella Val Pellice ma anche in 1 colonia a Guardia Piemontese in Calabria (prov. Di Cosenza)col dialetto prov.arc.

All’interno dell’occitanico distinguiamo vari dialetti, come il guascone. Il francese così, lingua monarchica, della Rivoluzione, dello stato si è imposta gradualmente nelle campagne e nelle campagne del Sud.. Ma c’è anche l’imposizione giuridica dell’Editto di Villers-Cotterets (1539) col quale Francesco I prescriveva l’uso del francese in tutto il regno, cercando di eliminare non il provenzale ma il latino. Oggi ci sono tentativi di introdurre una nuova Koiné scritta dell’occitanico (il prov. Ant. Non era molto diverso dal franc. Ant.)

C’è anche il franco-prov., 1 gruppo di parlate sud-orientali della Francia (Franche-Comté, Lionese, Savoia, la parte set. Del Delfinato, unite alla Ch romanza e alcune valli a Sud delle Alpi in Italia. Nel Medioevo Lione è stato il maggior centro letter. E linguistico; oggi comprende solo patois. In tsantà’cantare’ si osserva 1 sviluppo di tipo fr. Della cons. e di tipo prov. Della a tonica (si discute se i Burgundi avessero dominato queste zone):
Il sardo ha 1 evoluz.- avanzata delle altre lingue romanze: dal V in poi ha vita separata dall’Impero; dal XIII penetrazioni economiche pisane e genovesi, ma anche catalani poi spagnoli,. Il sassarese e il gallurese (a Nord)influenzati dal toscano già dal Duecento, ma anche il corso, originariamente affine al sardo. Il logudorese e il nuorese rappresentano oggi le odierne varietà del sardo.

La base dell’it. Mod è il fiorentino del Trecento delle 3 Corone, diffusosi soprat. x via scritta: solo élite molto ristrette lo ha parlato nei sec. Scorsi; dall’unità, le concentrazioni urbane, spinte sociali si è diffuso tra noi sia pur con varietà …. e fonologiche. Accanto si sono mantenuti i dialetti provenienti dal lat. Sullo stesso piano dell’it. Influenzati dai dialetti vicini di maggior prestigio (ad es. nel ‘300-‘400 il veneziano subisce influenze del fiorentino). Fiorentino vicino al latino, ha influenzato anche il romanesco, dalla corte pontificia, mentre il dial. Della campagna romana, come quello originario di Roma, una parlata centro-mer..Il toscano oggi è influenzato dal fiorentino.

I dialetti it. Si dividono in:

  • settentrionali: tra loro comuni anche alle parlate ladine e gallo-romanze (elisione delle doppie nel parlato). Il veneto si distacca: secondo l’Ascoli dal Piemonte all’Emilia sembra esserci un sostrato celtico, assente nel Veneto (mancanza dei suoni ü e ö)

  • toscani

  • centro-meridionali (nel Meridione si scopre 1 sostrato osco-umbro che si comportava nello stesso modo col lat.)


Nel Nord ci sono aree periferiche che pur somigliano ai dialetti sett.:

    1. romancio del cantone dei Grigioni (Ch)

    2. dialetti della reg. dolomitica (Val di Fassa, Gardena, Badia, Marebbe, Livinallongo, parte del Cadore: Ampezzo, Comelico

    3. friulano a parte alcune isole alloglotte, tedesche o slave e l’enclave veneta a TS che ha lasciato l’ant. ‘tergestino’nel’700. Ud e altri centri sono stati venetizzati in tempi recentissimi.

Occasionalmente il tex si riferisce ai 3 gruppi col termine di ladino: non si sa se 1 volta formassero 1 solo gruppo ma c’è la s al plur. O la conservazione di kl, pl, bl latini. Ma si sono divisi in piccole nazionalità (in Ch e a Bz)
Il dalmatico è stato soppresso dal veneziano: oggi anche nel venez. Intravediamo lessico del dalmatico ma anche nel serbo-croato.
CARATTERI DELLE LINGUE ROMANZE (CAP.8)

La sintassi, le cat. Gramm. ecc. sono + rilevanti della morfofonologia e la fonetica (gram.generativo-trasformazionale).Il gruppo balcano-romanzo (con l’Italia mer. e a volte la Sardegna) è conservatore x l’esclusione dalle grandi vie di comunicazione dell’Impero, mentre il gallo-romanzo (con dialetti sett. E spesso il veneto e il friulano) è innovatore.Le novità e i prestiti lessicali si diffondono facilmente mentre quelle gramm. Suppongono 1 fortissima e prolungata pressione.(ma decisiva è la gramm.=sintassi) .

Le lingue rom.hanno portato a 1 riduzione dei casi (a parte il rumeno, che possiede anche un vocativo).

Il passaggio dal lat. Alle lingue rom. Fa perdere il neutro (mare, neutro in lat. In fran. È femm. In it.. masc.)ma rimane in rumeno. Lo capiamo in alcuni ‘fossili’it.: il braccio---le braccia.

In tutte le lingue rom. Ci sono aggettivi usati come avverbi; il condizionale era sconosciuto al lat., sviluppato parallelamente all’inglese, mentre il futuro lat. È stato tralasciato da tutte le l. rom.x l’ausiliare avere. In fran. Je vais chanter concorre al je canterai ma un po’ in tutte le lingue.

In franc. L’uso del pronome è obbligatorio e ha 1 posizione clitica (pos.sintattica fissa)ma ci può essere anche la reduplicazione: toi tu dis, ti te dizi e c’è anche il caso del soggetto espletivo, cioè finto come in franc. Il faut---bisogna(dummy).

Nell’interr.in franc. è in veneto c’è l’inversione del soggetto : les enfants , seront-ils malades (inv.complessa)? sestu(situ,setu)malà, el putelo zelo malà?

Il partitivo esiste sia sing. Che plur. Solo in franc., provenzale, ital.: nelle altre lingue rom. È rimasto sing. Ma non in rumeno, e indica di solito quantità di parti commestibili.

Il fr.mod. è la sola lingua rom. A non avere processi diminutivali ma alcuni diminutivi fissati dall’uso.

Parole ossitone o tronche: in fine di parola

Parole Proparossitone o sdrucciole: àlbero

Parole bisdrucciole:rarissime’teléfonano

Parole parossitone o piane: càne

Perciò l’ACCENTO NELLE LINGUE ROMANZE E’ FONOLOGICAMENTE RILEVANTE.

In franc.prese sing.sono ossitone cioè hanno 1 acc.fisso sull’ultima sillaba.

Il pass.remoto o perfetto è stato sostituto nel Nord Italia da quello prossimo: rimane nel dialetto di Erto e di Collina, in Friuli, ma già nel ‘400 è sparito a Ve. Anche nelle lingue rom.sta sparendo . rimasto in it., fran, rumeno la forma della narrazione storica. Rimane nel nostro Sud, in Toscana, occitanico, port.spagnolo.

Il plurale nella Romània si forma con la –s o con alternanza vocalica.



Ecco allora che i dialetti italiani non sono subordinati al toscano ma coordinati.
CAP 11

QUANDO E PERCHE’ SI SONO COMINCIATE A SCRIVERE LE LINGUE ROMANZE



Ricordiamo Il Patto della Legge Salica conservata in manoscritti dei sec.VIII-IX, in lat., 1 vera miniera linguistica. Sicuramente c’è stata 1 diglossia tar lat. E lingue rom, 1 alta e 1 bassa e solo la I veniva scritta come lingua uff. mentre il II era assai diffuso oralmente anche nelle alti classi. 1 scrivano spesso ascoltava romanzo e scriveva latino. I tex, assai rari, venivano letti in pubblico e spesso romanizzati.

In F tra VII e IX s. si scriveva il lat. Merovingico, 1 varietà di lat. + dimessa.

Nella parte occ. ital. il romanzo prende le sonore intervocaliche al posto delle sorde lat. Ma vi sono dei fatti storico-culturali incisivi su questa trasformazione: la rinascita culturale carolingia (Carlo Magno e il monaco anglosassone Alcuino)---restaurazione del lat. Classico.Si ha così una reazione: già da I parti romanze si formavano al di fuori della Chiesa e della latinità: l’aristocrazia feudale della Provenza e della F sett. Con 1 poesia propria in volg.---poesia trobadorica prov. E l’epica delle chansons de geste, e il romanzo cortese del Nord della F. appaiono già dal XII s. ma le radici della c.de gestes è ancora + lontana. Non dimentichiamoci anche del volgare avanzante tra i mercanti (anche scritto in libri di conti, testamenti, ecc.).---principalmente la Toscana del XIII s.

I tex si dividono in :



prosa poesia

ambito religioso predica (I in vv) agiografia

ambito laico scritture pratiche lirica, epica
Ricordiamo che è la F ad avere il primato nella prod. Di opere romanze.

Già nel IX s la Chiesa voleva che le prediche fossero in lingua volgare e + comprensibile.

IL CONSIGLIO DI TOURS E’ LA ’MAGNA CHARTA’ DELLA LINGUA VOLGARE---813.

Non sono sempre scritti in rom. Anzi, c’è 1 predominanza lat.---il cosiddetto Sermone di Valenciennes (983?).In ritardo arriva l’occ.ital: in Piemonte abbiamo i cosiddetti Sermoni Subalpini (22 sermoni); l’altro è 1 breve frammento di 1 traduzione di 1 predica in padovano ant.

Testi preliturgici, vite di Santi, poesia profana: divisa in 2; la poesia fiorente MA ORALE , raramente messa per iscritto. Ciò che è conservato,ed è relativ.poco,appartiene al filone di 1 poesia colta in volg. Finché non sboccia la poesia dei TROVATORI,

L’altra riguarda la vita pratica dei notai, mercanti, deposizioni, conti, ecc.IL I TEX POETICO PROFANO è il cosiddetto INDOVINELLO VERONESE DEL VIII-IX S.ma considerato pastiche, tra il lat e il rom.,forse voluto. Antichi e interessanti sono gli inserti in spagnolo nelle liriche arabe e ebraiche, diffusi in S. nel X, dominata politic.dagli Arabi con 1 forte presenza ebraica.La parte finale dell’ultima strofa talvolta contiene vv in spagn. Con l’espressione di 1 voce femm. 1 tex enigmatico, perché in cattivo stato, è il tex Alba bilingue (X-XII) in Provenza, in lat.prov.(prov. solo il rit).

TROVATORI

L’elaborazione della tematica cortese si intreccia con quella delle forme metriche, portando alla definizione di alcuni generi poetici che avranno una notevole fortuna in tutta l’area romanza: la canzone (canso) e la tenzone poetica, ossia la discussione in versi tra due poeti (partimen). Questi due generi si muovono esclusivamente nell’ambito dell’amore cortese, mentre il serventese tratta argomenti etico-politici, spesso con intento polemico o satirico. Toni assai vivaci e struttura per lo più dialogica si colgono invece in componimenti come l’“alba” e la “pastorella” (anch’essi di origine colta, nonostante le movenze popolareggianti), dedicati rispettivamente al tema dell’addio malinconico degli amanti sul far del giorno e a quello dell’incontro tra un cavaliere e una donna di umile condizione, che viene quasi sempre convinta a concedere le sue grazie. La lirica dei Trovatori,
I grande rapp. GUGLIELMO IX D’AQUITANIA (1076-1126): LA CHANSON DE ROLAND IN FRANCIA E IL CANTAR DE MIO CID (1140).

TROVATORI,TROVIERI, MINNENSAENGER

A partire dall’anno Mille, la nascita delle nuove lingue nazionali favorì la produzione lirica di contenuto amoroso, o anche politico e sociale, in cui poesia e musica sui univano. Nella Francia del Sud, nelle regioni che avevano visto la massima fioritutura del canto gregoriano si originò l’arte poetica dei trovatori che si esprimevano in lingua d’oc, o Provenzale. Nell’ambiente raffinato e brillante delle corti questi poeti musicisti cantarono gli ideali della cavalleria e dell’amore cortese.
Lo stile del loro poetare poteva essere diretto e facile (plan), complesso e misterioso (ric) o metaforico e oscuro (clus). Accompagnavano talvolta il loro canto con il suono della viella, del liuto, della rubeca. Spostandosi di regione in regione, ovunque accolti con grade privilegio diffondevano le loro musiche, aiutati dai fidi menestrelli (jongluers).

Il primo trovatore conosciuto fu un nobile, Guglielmo IX duca d’Aquitania (1071-1127).

Sua nipote Eleonora andò sposa al re di Francia Luigi VII e successivamente a a Enrico II d’Inghilterra e introdusse nel Nord della Francia la poesia trobadorica. Dalla sua corte di Normandia si diffuse la lirica dei trovieri, poeti musicisti in lingua d’oïl, attivi soprattutto nei centri di Arras, Reims e Troyes. Tra essi anche il grande poeta cavalleresco Chretien de Troyes, autore di tre chansons d’ispirazione trobadorica.

In Germania, sul modello dei trovatori, presero campo i Minnesänger, cantori d’amore: gli ideali cavallereschi si diffusero nelle corti dopo il matrimonio di Federico Barbarossa con Beatrice di Borgogna (1157): la lirica cortese era coltivata dagli stessi sovrani, come Enrico IV. Un'annotazione a parte meritano le liriche dei goliardi, gruppi di ecclesiastici sconfessati che conducevano una vita itinerante (clerici vagantes) frequentando le università. La celebre raccolta dei Carmina Burana (XIII sec.), dal nome dell’abbazia benedettina di Beuron che li conserva, è la tipica espressione della loro poesia profana che tratta in maniera spregiudicata e satirica argomenti goliardici: amore, gioco e vino.

Brano spiegato:

Raimon de Miraval (1191-1229), Chansoneta farai vencut
Motivo centrale del canto trovatorico è l’amore cortese, inteso come devozione alla donna amata, ma anche come insieme umano di passioni, desideri, sofferenze e frustrazioni. Attraverso la lirica il poeta impara a conoscere se stesso e ad analizzare la propria anima. All’eroe che la tradizione epica aveva innalzato, il trovatore insegna l’umiltà, la generosità, la devozione e il rispetto umano.

Raimon de Miraval era un piccolo signore provenzale che raggiunse grande fama come cantore dell’amore cortese. Godette dell’amicizia di Piero d’Aragona e di Raimondo VI di Tolosa, con cui aderì al movimento eretico albigese. Quando il suo castello capitolò sotto gli assalti dei crociati francesi, si rifugiò in Spagna e qui più tardi morì.

Per introdurre la fenomenologia della fin’amor e il lessico tecnico adibito alla sua rappresentazione si possono citare alcune osservazioni tratte dalla premessa dell’antologia della poesia trobadorica di G. E. Sansone (La poesia dell’antica Provenza, Guanda, Parma 1984). Tipico di questo genere letterario è il “trasferimento del rapporto vassallo-signore a quello uomo-donna, dal momento che l’esperienza poetica dei trovatori è espressione, per condizione storica e per consapevole assunzione tematica, della civiltà di corte. E così come il formulario dell’obbligo era regolato da un’etichetta ferma e inderogabile, parimenti il “vassallaggio d’amore” obbediva ad un codice esplicito: il vincolo di dipendenza, l’omaggio, la fedeltà, l’elogio, il dono e così via, secondo una regola che non ammette trasgressioni. La donna diventa quindi “madonna” (cioè mea domina), anzi, meglio ancora midons (cioè meus dominus), mentre l’innamorato, da cavalier servente, compirà il suo “servizio d’amore” (servizi) in penosa umiltà e con tacita pena, perché quella è la sola strada per ottenere il “compenso”. In altri casi il ricorso ai termini specifici del diritto feudale è ancora più esplicito: l’innamorato, oltre che sers (da servus), è designato anche come om, da homo (ligius), l’atto del corteggiamento è indicato con blandir, che deriva da blandimentum, “consenso”, “favore”; cauzimen, honor e bailia rinviano rispettivamente ai loro significati originari di “donazione”, “patrimonio”, “protezione”. Ampia è la gamma dei termini che definiscono l’ideale del perfetto “servo d’amore”: così sen, “senno”, saber, conoissenza ed ensenhamen, ciascuno con specifiche sfumature, rinviano a quella consapevolezza di sé, della natura del fenomeno amoroso e delle regole che lo governano, che è l’obiettivo della raffinata educazione sentimentale dell’uomo di corte; e la parola che tutti li riassume è mesura, intesa come moderazione, equilibrio, capacità di autocontrollo”.
In questa canzone il trovatore lamenta con grande amarezza la rottura con la donna amata, che antepone ai valori cortesi l’arroganza e il profitto. Dedica perciò la sua poesia a un’altra donna, rifiutando colei che “per due soldi rinnega le promesse” e raccomanda ai suoi versi: “va’ canzone dal mio migliore amico e digli che ho una donna da vendere”.

La forma musicale, piuttosto semplice, si basa sulla ripetizione della stessa melodia. I versi monoritmici assicurano al brano una salda unità strutturale e consentivano al trovatore di improvvisare, elemento importante per un’arte che veniva tramandata oralmente.

Il liuto e le percussioni (Ascolta) impiantano la base ritmica su cui il flauto espone il motivo principale (Ascolta). La declamazione del testo procede in piena concordanza tra l’accento della parole e i tempi forti della melodia (Ascolta). Chiarezza di linee e fluidità del discorso musicale improntano il canto (Ascolta).

La seconda strofa è composta di due frasi ripetute: la prima più ritmica trapela un senso di rassegnata amarezza (Ascolta); la seconda frase più melodica comunica la reazione del poeta (Ascolta). Progressivamente il ritmo si fa più serrato e il canto più sciolto: sulla terza strofa il flauto raddoppia la voce (Ascolta) per poi condurre da solo il tema (Ascolta).

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