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Chre’tien de troyes


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L’Italia offre modesti frammenti in vv: ricordiamo l’indovinello veronese, il Ritmo giullaresco laurenziano (Volterra?)1170, e il Ritmo lucchese (1213), ma ANCHE IL RITMO BELLUNESE DEL 1193, MA CONSERVATO SOLO in copie del ‘500.

Tra i I TROVIERI, (trovatori d’oïl) c’è CHRE’TIEN DE TROYES che è anche tra i I romanzieri in vv del ciclo arturiano.

Santiago de Compostela fu il centro della prod. Lirica (Galizia) col galego-portoghese in tutta la penisola iberica perciò non esiste una lingua ant. Spagnola.

Nel ‘200 si sviluppa la Scuola Poetica Siciliana, col sic. Illustre scritto anche dai non sicil. Infatti il promotore era Federico II di Svevia: lo vediamo in Guido delle Colonne, Stefano Protonotaro, re Enzo. Ma i manoscritti rinvenuti sono stati manomessi dai toscani.(spesso).


Oswald von Wolkenstein forse scrisse anche in ladino nella varietà gardenese, 1 delle 7 lingue, (Selva nella V.G. 1367-1445)una canzone.

I doc. giuridico si pensa siano i GIURAMENTI DI STRASBURGO (842). Nelle Historiae dello storico Nitardo, nipote di Carlomagno sono così citati questi giuramenti dei 2 figli del re: Ludovico il germanico e il francese Carlo il Calvo, scambiandosi la lingua. E’ in assoluto il + ant.tex in franc.Lo è anche la legge di Guglielmo il Conquistatore, inizio XII s.

L’iscrizione del duomo di Fe (portale)1125 viene ritenuta 1 contraffazione.



Per la lingua scientifica abbiamo il dotto catalano Ramón Llull; Dante scrive in volg. Il Convivio (1304-7) ma in franc. andiamo molto avanti ’institution de la religion chrétienne’di Cauvin (1541).

In Sardegna i I doc. giur. In volg. già alla fine del XI, in Romania si scriveva in slavo eccles., come focolai di cultura ortodossa.

Cap.12


LE LINGUE ROM. MEDIEVALI

In it.ant. esisteva donno, oggi resta don. Era la F feudale e cavalleresca a dare il tono e creare le mode.

La descrizione data fin d’ora della gramm. È possibile grazie ala gram.generativo-trasform.: difficilmente si comprenderebbe con la scuola strutturale o comparativa. Il concetti di clitico presuppone atonicità costante dell’elelem. E posizione fissa nel contes.linguis.(lui, è non-clitico)
Cap 13 L’ED.DEI TEX ANTICHI

Bisogna supporre che l’autore che firma l’op.sia lo stesso che la scrive, anche oggi non sempre è così; il manoscritto veniva copiato poi da 1 altro, spesso fuori dal suo controllo: ogni copia portava con sé 1 certo n. di errori, da incomprensioni, disattenzioni, salti, così di norma ogni copia è peggiore della prec.

Il Canzoniere di Petrarca, scritto da 1 suo collaboratore nella gran parte, Giovanni Malpaghini di Ravenna; nel Decameron, scritto dal Boccaccio ma copia di 1 originale precedente.

Nessuno dei 95 canzonieri che compongono la lirica dei Trovatori è ant. Alla metà del XIII :Guglielmo IX era già morto nel 1126: solo 1 minoranza vengono dall’area provenzale, mentre + della metà vengono dall’Italia, dalla F set. E Catalogna. La causa sarebbe la perdita dei rotuli fogli volanti) che i giullari, esecutori delle canzoni dei Trovatori, tenevano nelle loro sacche.

Gli Umanisti, dal Quattrocento, si sono mossi in questa direzione x far conoscere le op.dell’antichità greca e lat. Dopo essere rimaste chiuse in monasteri per sec.Ricordiamo Poliziano, Erasmo da Rotterdam; J.J.Scaliger (Scaligero), grandi filologi del ‘400-‘500 anche se non uscì 1 met.preciso e scientifico. Le ed. principi umanistiche furono, nella magg.dei casi, basate su cod. recenti, + facili a procurarsi e di + agevole lettura x i tipografi: riproducevano 1 tex abbellito da copisti-interpolatori---si costituì la cosiddetta vulgata. In Olanda, Germania, Inghilterra si discuteva sull’esegesi biblica, ma x la rivisitazione scientifica filologica occorre attendere la corrente positivista dell’800 nell’ambito soprattutto del met.storico-comparativo il cui centro fu la G. Il nuovo met.dell’ed.detto CRITICA o met. Del Lachmann, dal filologo classico.

Il Milione di Marco POLO

Da Emilione, soprannome della fam. Polo, doveva chiamarsi originar. In franc. Divisament dou monde, descrizione del mondo: scritto da marco Polo, veneziano, in franc.prot.dei viaggi in Oriente ma anche dal RUSTICHELLO DA Pisa nel 1298: prigionieri di guerra a Genova, ebbero una grandissima fortuna nel Medioevo. Al Rust.si deve il tono romanzesco, poiché era autore di rom.cavallereschi in franc. (in part. Del Meliadus) mentre a Polo la parte geografica (è 1 trattato geog.). in franc.perché era molto di moda allora, I che si imponesse il toscano. Fu trad. poi in toscano, lat.,veneto, catalano, portoghese, tedesco: ci sono vers.toscane che dipendono dal franc. Ma altre che dipendono dal veneto.(i manoscritti toscani che contano x la sua ricostruzione sono 5). La I stampa del Milione è solo del 1825 del Balducci Boni.

Importante è l’apparato critico che si pubb. In basso alla pag. o in fondo all’op.; si dà notizia dei vari interventi, con le correzioni, senza che il tex sia appesantito: è 1es di metodo scientifico, in cui lo scienziato, l’editore critico, mette a disposizione la possibilità di confutazione e miglioramenti.

Ma c’ è un caso che non può non essere unico:L’ISCRIZIONE: un es. è quella muraria nella chiesa a inf. Di S. Clemente a Rm, tex fondamentale x le lingue rom., in parte in lat. In parte ital.centro-mer. del XI s. Gl istudiosi sono concordi nell’attribuire a S. Clem. Le parole in lat.mentre quelle in volg.sono discordi.

CAP 14 SCAMPOLI DAL LAT. E DAL ROMANZO



Il tex lat. Ha molte – parole della trad.italiana di 1 tex, infatti è 1 lingua assai sintetica(ci sono 5 casi + 1 vocativo).

In tutte le lingue romanze, tranne che nel toscano, varietà centro-meridionali, sardo, NON CI SONO LE DOPPIE.

Il franc. Ant ha la frase subordinata come il mod.:SVO. Nella frase subordinata il pronome è sempre presente preparandone l’obbligatorietà pel franc.mod mentre nella princ.può mancare. Una caratter. dei tex ant. franc è la mescolanza dei tempi: si passa dal passé simple, molto usato, al presente. Oggi il I è usato nel ling.letter. sono sparite alcune prep.articolate: en=en + le, es=en+les, del è la forma antica di du.



La grafia del fran.ant. è generalmente fonetica mentre quella mod. è legata al punto di partenza lat. Le consonanti finali si pronunciavano ma anche la finale atona vocalica –e. Scomparso è molt, mout, soppiantato da très(lat.trans’oltre’), nessun soppiantato da aucun, che si specializza in senso negativo. Parmi è oggi ‘tra’ma allora significava ‘x mezzo’. –eve deriva dal lat.aqua---aiue---eue—eau.Il francese nomina I il S del discorso, poi il V, poi l’O:’ciò che non è chiaro non è francese’.

Comte era conte: la m deriva dagli ambienti giuridici (cancellerie) e cioè dal lat.che era ricco di consonanti superflue; tutto per avvicinare il franc.ant al lat..GLI ACCENTI SONO STATI AGGIUNTI NEL RINASCIMENTO per fare ordine nella varietà dei suoni vocalici.


MANCINI-LA LETTER.FRANCESE MEDIEVALE

L’incompiutezza dell’op.sul Graal di C. de Troyes ha contribuito a crearne un mito e una continuazione a più finali: ma l’anonimo autore del Perceval o Wolfram von Eschenbach lo accusa di aver deviato il vero senso del Graal.ABBIAMO COMUNQUE LA NASCITA DEL ROMANZO IN PROSA.La I cont. Anonima conosciuta è una Continuation Gauvain (corteo del Graal,tema della lancia spezzata, cavaliere morto dentro una bara) la II è la C. Perceval.
RIPORTANO CHIARI MOTIVI CELTICI. La III cont. È 1 op. di 1 certo Manessier dove Perceval è stato giudicato degno di succedere al Re Pescatore come custode del Graal.La IV va attribuita a Gerbert, forse di Montreuil. Altre op. sul tema sono “ Joseph d’Arimathie o Roman de l’Estoire dou Graal in cui si parla delle enfances del Graal: la storia di Giuseppe d’Arimatea (custode e testimone della Risurrezione), il quale raccoglie il sangue di Gesù in 1 vaso(che prenderà + tardi il nome di Graal)e la rivelazione da Gesù dei segreti dello stesso vaso, trasmettendolo a sua volta al cognato Bron o Hebron, il Ricco Pescatore. Tutta la I parte è ispirata a 1 apocrifo tardoantico notissimo nel ME (Vangelo di Nicodemo); la II parte invece da 2 apocrifi + tardi: Robert de Boron li rimaneggia, o chi per lui. Ma il Graal di Chré. È 1 piatto che contiene 1 ostia mentre è 1 vaso nell’ultimo caso. Oggi di Boron sono noti 16 manoscritti in PROSA, contro 1 solo in vers.poetica, e che contribuirono alla sua diffusione. Ma ha scritto anche il Merlin, inserito nel cosiddetto Lancelot-Graal: sono narrate la sua vita, imprese fino alla costituzione della Tavola Rotonda e all’incoronazione di re Artù. Il I romanzo originale in prosa è quasi sicuramente l’anonimo e inquietante Perlesvaus o Haut Livre du Graal, c’è chi lo considera anche posteriore al Lancelot in prosa, che può essere considerato continuazione dell’op.di Chré., sotto l’influsso dell’abbazia di Glastonbury che dal 1191, data del presunto ritrovamento delle tombe di Ginevra e Artù, viene identificata come la mitica Avalon dei Celti. Sembra che il racc.di Perlesvaus si rifaccia a 1 modello cristologico. Anche qui come in Amleto(Fortebbraccio)ma non solo, si ha una storia di vendetta per il padre ucciso e per l’eredità persa.Grandi analogie con le crociate. Annuncia fortemente il Ciclo della Vulgata o Lancelot-Graal: 5 romanzi, 1 sorta di summa arturiana che saldano op. originariamente indipendenti (Queste del Saint Graal, Mort le roi Artu o Mort Artu, Estoire del Saint Graal, Merlin, Lancelot). Si prevede così se non 1 autore solo, 1 architetto, forse Walter Map (citato) legato a Enrico II Plantageneto.Questo Lancelot en prose va identificato tra il 1220 e il’30. Segue la storia d’amore fra Lancelot e Ginevra e le sue avventure: il racc. della Carretta è 1 episodio di quest’op. Il compito di questa chevallerie celestielle è di natura religiosa o iniziatica + che guerresca a cui si contrappongono i cavalieri terreni, dei vecchi ideali sui quali si fonda il mito arturiano. Lancelot è il miglior cavaliere del mondo e padre di Galaad, ma è destinato a fallire nella ricerca del Graal per l’amore peccaminoso con Ginevra. La mort Artu narra della scoperta del tradimento e una catena di omicidi tra i cavalieri, e della battaglia di Salesbieres in cui Artù uccide e viene ucciso dal traditore Mordred., simmetrica alla scena che termina la Queste in cui 1 mano emerge dall’acque di 1 lago impugnando la spada Escalibor, sancendo la scomparsa di Artù e il suo mondo.Qui si riprende con molta libertà la Historia regum britanniae di Monmouth e il Brut di Wace. Mentre gli amori tra Lancillotto e la regina riprende a larghe maniche il Béroul.Successive furono il Tristan in prosa, Guiron le Courtois, o il cosiddetto cilco dello pseudo- Robert de Boron. Il + noto è il Tristan che fu il tramite x la diffusione della leggenda nell’Eu romanza del Medioevo e in part.nell’area italiana.(Tristano Riccardiano, Tavola Rotonda).

Robert de Boron ha 1 leitmotiv: quello del Sacro Graal, la stella polare del mondo arturiano. Sec. Frappier Chré. Ha piegato forse volutamente il mito pagano in cristiano. Riprende comunque una trad. bizantina poi divenuta occidentale. MA è pressoché impossibile stabilire quando avviene la fusione tra cultura celtica e cristiana relative al simbolismo della messa. Già prima ne esitevano a livello agiografico, così mescolati, anche se non pervenuti: es. Navigatio Sancti Brendani irlandese VIII s.La Chiesa, infatti, pur non condannando direttamente questa cultura, non la fece propria. Ma infondata è la chiave alchimistica o ermetica.

Istruzioni date a Perceval, una orison in un orecchio coi nomi + potenti del Nostro Signore da recitarsi solo in pericolo di morte legandosi anche alle trad.esoteriche ben note nel ME e in ambito cabalistico, relativo ai nomi segreti di Dio e alla loro efficacia magica. Una trad.gnostica deriva proprio in ambito etero- e ortodosso dal fatto che Cristo avesse rivelato a 1 o + discepoli dopo la Risurrezione, i misteri + alti del Cristianesimo. Questi scritti rimossi dal Cristianesmio, sembrano appartenere agli apocrifi tipo il Vangelo di Nicodemo in vers. Lat. E franc. O trattati di simbologia gica ed liturè x questo che si ritrovano nelle sette ereticali.

La fortuna di Boron corrispose all’idea che la poesia fosse menzognera, pervasa di falsità e vanità; ma anche un aumento dell’artigianalità libraria e PASSAGGIO DA LETTERATURA ORALE A QUELLA SCRITTA. Jean Renart scriveva poi realisticamente di tutte le classi sociali. Il romanzo in prosa lì ha la presunzione di identificarsi come storia, che diverrebbe Sacra poi. Chrét.parlerebbe di fonti su cui avrebbe attinto. L’aventure non è + superamento del proprio Io, cammino iniziatico verso l’Altro, verità trascendente ma si iscrive nella logica del Simulacro, della Féerie, della circolarità narcisistica.
NEL MONDO DEL SIMBOLO

La parola Letteratura x 1 medievalista non ha significato: è schiacciata infatti fra 2 mondi, 1 fisico e 1 metafisico. Da 1parte l’universo della VOCE (soprattutto testi a funzione sociale e religiosa)e quindi ORALE riconoscibile in tutti i tex medievali, soprat.franc., dalla canzone di gesta alla lirica e al romanzo. Questa franc. In special modo derva dai riflessi di 2 sec. Prima. La lett.vera e propria come intendiamo oggi prende piede solo nel XIII col romanzo in prosa. Qui il narratore reale incomincia a sdoppiarsi cominciando a delegare il proprio ruolo a 1 narratore interno tendente a identificarsi col tex stesso. Il tex letto invece ci riporta ai Lais di Marie di Francia; il suo cunte rinvia al lai bretone.
Un’essenza musicale, quasi soprannaturale. Questo perché è verità radicata, che il mondo reale sia l’ombra del mondo spirituale (Platone), pensiero ripreso da San Paolo nella I Lettera ai Corinzi.Ma anche il teologo carolingio Scoto Eriugenia (IX s.) ispirato dallo pseudo-Areopagita, sec. Cui il mondo altro non è che una Teofania, 1 rivelazione divina. Tutte le creature, anche le + umili, hanno traccia dell'Essere Supremo, ogni cosa è, nel suo nocciolo ontico, la conoscenza che Dio ha di se stesso e che di se stesso offre agli uomini. Tutto viene così ricondotto a rapporti di segno e cosa significata. Solo gli spirituali riescono a leggere i segni divini, mentre gli altri vedono dei segni che non riescono a decifrare come degli analfabeti. Questo a causa del peccato originale. Ecco che diventa fondamentale l’ALLEGORIA cristiana che si oppone a quella pagana, filosofica, platonica (es. gli Stoici, gli alessandrini Filone e Aristobulo, lo stesso Plotino, ma anche i sogni mistici dei pitagorici. Quella cristiana parte con S.Paolo facendo un’esegesi sistematica tra Vecchio e Nuovo Testamento. Ugo di San Vittore aggiunge che le Scritture sacre non hanno solo l’interpretazione delle parole ma delle Cose ancor + grande, dettate dalla natura. È qui che si forma la letteratura medievale. Secondo San Tommaso l’allegoria è solo biblica: le parole umane hanno 1 significato che non va oltre il senso letterale.’l’arte è il giusto modo di fare le cose’,senza alcuna differenza tra arte e artigianato.Un’imitazione della forma, da Platone. Si oppone chiaramente Scoto Eriugenia e i neoplatonici secondo cui Dio si mostra sotto forma di simbolo e su questo filone ritroviamo La Queste del Saint Graal fino alla Commedia dantesca.Era abitudine nel Me prendere e copiare senza preoccupazioni op.intere.

L’allegoria si esprime ottimamente nel Bestiario, trattati in cui sono descritti e interpretati in senso morale e spirituale le proprietà degli animali. Op.derivate essenzialmente dal Fisiologo greco, composta ad Alessandria tra il II o III s.d.C. e poi tradotto. In franc. Ant.ci rimangono i bestiari in vv di Philippe de Thäun (dopo il 1121). Invariata dal Fisiologo fino al ME il bestiario si presenta come una fisarmonica divisa in capitoletti bipartiti, ciascuno dedicato a 1 animale (+ tardi anche a piante e pietre). Nella I parte le caratteristiche dell’animale, nella II la sua interpretazione simbolica.(ovviamente nella concezione paolina---Commento al Cantico dei Cantici.) Ma ricordiamo anche Guillaume le Clerc com poemetti morali infarciti di parabole e exempla. La satira sociale e politica di Raoul de Houdenc è connessa alla letter.come veicolo di insegnamento morale e spirituale. C’è 1 contrasto contro les fables dei giullari da parte della vérité del discorso allegorico.Ma c’è anche una didattica mondana destinata a singole cat.sociali, trattazioni sugli états du monde, racc.di proverbi, op. scientifiche (enciclopedie, tratt.di astronomia, geografia, medicina, ecc.), artes amandi. Mentre i sermoni e la tratt.religiosa è onnipresentemente rappresentata dal tema della MORTE: vera novità del XII s. in conflitto con la nuova cultura aristocratica e borghese----es. amor cortese. Ne è es. Lotario di Segni, poi Innocenzo III’ l’uomo nato per la morte’.In Francia abbiamo ‘Le vers de la mort’(119-97) di Hélinand de Froidmond.Ma appaiono come teologia salvaguardanti il potere clericale, in pericolo da sconvolgimenti sociali e storici.

LA CHANSON DE GESTE

Le chansons de geste del ciclo carolingio (che, recitate dai giullari nelle piazze, si diffondono anche tra il popolo) danno voce ai valori e alle aspirazioni eroiche di un’aristocrazia guerriera, proponendo come modello la figura del paladino che combatte per il proprio sovrano e per la fede cristiana; la poesia dei trovatori ci trasporta invece nell’ambiente raffinato delle corti di Provenza, cantando un amore che è il riflesso di galanti riti mondani e che si esprime nelle forme stilizzate dell’omaggio feudale alla domina.

Intorno alla metà del XII secolo chansons de geste e canti trobadorici trovano un punto d’incontro nei romanzi in versi in lingua d’oïl, che narrano le avventure di re Artú e dei suoi cavalieri della Tavola Rotonda o la tragica vicenda di amore di Tristano e Isotta: è il cosiddetto “ciclo bretone”, che ha come principale cantore Chrétien de Troyes e come centri di diffusione le corti di Eleonora d’Aquitania e quelle delle figlie Maria ed Alice (maritate rispettivamente ai signori della Champagne e di Blois).

Dai romanzi bretoni viene codificato il nuovo ideale cortese-cavalleresco dell’aristocrazia: il cavaliere non combatte più per la fede, ma per la propria donna, è insieme prode e cortese, dominato dal senso dell’onore, ma anche dallo spirito di avventura e dal proprio sentimento amoroso, che è motivo e strumento di perfezionamento morale. Lancelot, il più famoso degli eroi arturiani, rappresenta, infatti, la sintesi del prode Orlando e del “fine e leale amant” dei trovatori (A. Viscardi). Analoga ispirazione si trova nei romanzi di argomento classico, che rivestono di forme medievali le grandi figure dell’epica e della storia antiche, come Enea, Cesare o Alessandro Magno.

Verso la fine dell’XI s. L’epopea comincia ad apparire come il I genere poetico ben definito----I tex scritto in franc. Antico I GIURAMENTI DI STRASBURGO DELL’842. Altri tex volgari erano già inseriti in tex latini. La cultura era in mano ai chierici ma non c’era neppure 1 mera recettività e passività assoluta da parte degli altri ceti. L’ARISTOCRAZIA, di ceppo germanico,non solo è portatrice di 1 cultura estranea a quella latino-cristiana, ma di rado sa leggere e scrivere. La comunicazione è essenzilamente orale, anche perché l’analfabetismo era elevatissimo. Anche il tex scritto che l’autore non scrive ma detta allo scriptor (copista) è destinato + all’orecchio che all’occhio.

Spessissimo l’esecuzione, la trasmissione ma anche la composizione della poesia volgare era affidata ai giullari che la Chiea guardò sempre con sospetto, poiché cultura profana, incontrando il favore del popolo continuando tradizioni forse antichissime. Infatti nei sec.VIII e IX vescovi e re mettono in guardia dagli histriones, giocolieri, ma giullari, mimi e dalla licenziosità dei loro spettacoli a meno che non decantino le gesta dei re e dei santi. Spesso i loro temi erano erotici ma anche eroici. Anche i germanici, già ne parla Tacito.Di argomento religioso e provenienza monastica sono i pometti gallormanzi dei sec.IX, X, XI nei primi passi poetici e di un linguaggio specifico. Lo si vede nella Chanson de geste: piuttosto elementare, paratassi, schemi binari (ripetizioni, parallelismi, antitesi).Si confermerebbe la tesi dell’orig.monastica della chanson, la + antica delle quali sarebbe la celebrazione del guerriero martire Rolando.


Non si sa se l’epica imiti la poesia religiosa o viceversa. I tex + notevoli del XI s. sono il Boeci e la Sancta Fidelis in lingua d’oc e il Saint Alexis in lingua d’oïl. Sec. Il Vico anche x la Chanson de geste ci sono stati dei rimaneggiamenti continui: c’ è infatti 1 somiglianza tra gli eroi franchi e quelli omerici. L’Histoire de la poésie provençale nel 1846, spazia liberamente dal Nibelungenlied all’Iliade, dal Mahặbhặrata, alla Chanson de Roland da parte dei diversi popoli che vi avrebbero infuso il loro primigenio spirito nazionale (Volkgeist) Anche J. Grisward ha proposto nel 1981 la simiglianza con tex celtici, indiani, iraniani, germanici, di Rm ant. E Prima ancora dalle popolazioni indoeuropee.

Nell’epica francese invece il dodecasillabo alessandrino, reso popolare dal Roman d’Alexandre, s’imporrà come vv clas.nella poesia franc.Infatti favorisce il rimaneggiamento.La vita del pers.epico è fatta di movimento, azione, espressione immediata di emozioni violente e sentimenti elementari, mai di introspezione, neppure nella religiosità che è spesso citata. Ogni individualità esprime una coralità di pers., dei compagni, un popolo (Franchi, Cristiani,cc.)una famiglia, xché lo stesso tex in fondo è 11 marotex.La Francia infatti tende a identificare se stessa con la Cristianità. In tutte le canzoni l’autorità suprema, Carlo Magno, a volte Carlo Martello, è al di sopra delle parti anche nelle sue ingiustizie. Ecco che Rolando appartiene a questa casta, perché figliastro (di sorella?) o nipote. La Chanson de Roland riprende fonti latine e arabe storiche in cui C.M. torna dalla Spagna e la sua retroguardia viene massacrata ad op.di bande basche sui Pirenei il 15 agosto 778. Ci sarà 1 scontro tra 20 mila franchi. E 100 mila Saraceni e Rolando si rifiuta di suonare il Corno: tutti muoiono,lui x ultimo a causa di dissanguamento di una vena rotta dallo sforzo di suonare il corno troppo tardi alla fine. Carlo torna e li sconfigge tutti facendo trionfare la cristianità: il nemico Gano viene condannato a morte e squarciato da 4 cavalli.X poter combatterli otterrà da Dio il prolungamento del giorno fermando il sole e vedrà affiancarsi l’arcangelo Gabriele.Gli infedeli vinti potranno sottrarsi alla morte solo battezzandosi. Ecco che dietro i 12 Pari vi sono gli Apostoli, Gano è Giuda

Mentre Alda muore di dolore per la morte di Rolando, quest’utlimo rivolge un addio alla sua spada, bella e santissima, Durendal.


Altre canzoni del ciclo del re sono: BERTA AUS GRAND PIE’S che in tutta Eu possediamo in versioni tardive nel n° di 20 tra le quali quella del troviero Adenet le Roi (1270 ca) e il franco-italiano Berta da li pè grandi. Quest’anomalia dei piedi grandi apparenta Berta (variante della dea notturna Perchta seco.Carlo Ginzburg, Storia notturna) a 1 serie di pers. Del mito del folklore universale.
Nella Chanson d’Aspremont Carlo combatte in Aspromonte (dove in realtà non si spinse mai).La cultura cortese e la nuova voga delle materie di Roma ebbero un forte impulso con Eleonora d’Aquitania e dalla sua famiglia, sposa I di Luigi VII di F e poi del suo rivale Enrico II d’In. Qui la QUESTE E’ IL PELLEGRINAGGIO.
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