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Sulle insorgenze antigiacobine in toscana


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Gli Austro-aretini in marcia


canzonetta recitata da

Carlo Sestini

Riportare di seguito il testo della canzonetta recitato da Carlo Sestini di certo non rende giustizia a quell’atmosfera che lui ha saputo regalare alla platea; la colonna sonora del film “Mission”, fa da sottofondo alla lettura di questo testo che forse per la prima volta viene recitato da una voce che non solo sa essere lontana, ma che allo stesso tempo è partecipe attraverso gesti e parole coinvolgendo tutti in un’ambientazione che di certo ricorda lo spirito toscano scanzonato ad un tempo, ma pronto a difendere con la vita la Corona Granducale e la Religione.







IL VIVA MARIA IN MAREMMA

Umberto Carini (2005)
  Il termine "Viva Maria" indica tradizionalmente l’insorgenza tosco-umbra del 1799, cioè la resistenza popolare alle truppe di Napoleone Bonaparte , che portavano gli ideali della Rivoluzione Francese, ma in realtà si comportarono come vere e proprie forze di invasione. Il fenomeno ha caratteristiche prevalentemente popolari in difesa delle tradizioni , nonché del patrimonio materiale delle comunità locali. Le armate francesi, penetrate in Italia nella primavera del 1796, con l’apporto dei giacobini locali tentarono dovunque in modo brutale e senza mediazioni di sorta di laicizzare le istituzioni e di sovvertire alla radice le tradizionali forme della società e soprattutto del sentire religioso .

Anche la Maremma ,da sempre abituata a vessazioni estranee, riconoscendo nella tradizione paesana l’unica sua identità , è pronta a schierarsi nella ribellione e nella rivolta


 Il Prologo

Grosseto, capoluogo della Provincia inferiore senese

“…Comprendeva circa mille abitatori senza la milizia che ordinariamente suole ascendere a 200 soldati.” A 1 km dall’Ombrone interamente navigabile (“capace per bastimenti mercantili per il corso di circa 4 miglia “)Collegato con un canale navigabile attraverso la pianura a Castiglioni (“per bastimenti capaci per moggia 30 di grano”) A12 km dal mare A fattori militari strategici positivi come le fortezze costiere (Marze- S.Rocco) Mura difensive, Ampi e confortevoli ricoveri truppe Ospedale opponeva la tristemente famosa “insalubrità dell’aere”

Il 23 Settembre 1796 alle ore 4 pomeridiane le truppe repubblicane fanno il loro primo ingresso a Grosseto, ma essendo quasi tutti gli abitanti lontano per l’estatatura , “la città era spopolatissima e offrì lo spettacolo di un vero deserto”. Si misero a spadroneggiare e intimarono ai cittadini di portare le armi nella fortezza e di consegnare le chiavi dei granai Furono accolte da Michele De Re il quale si preoccupò di sistemare la soldatesca nella fortezza Il 24 arrivarono altri 200 soldati repubblicani

Dall’ Ottobre al dicembre 1796 si susseguono le incursioni Francesi tristemente famose per sequestri, razzie e saccheggi

Il 5 Gennaio 1797 I francesi se ne vanno, lasciando i Giacobini organizzati nel “Club delle libertà” G . Passerini



Dominazione francese a Grosseto:

2 Aprile 1799: Capitano Combè e 40 francesi rientrano in Grosseto ricevendo calda accoglienza dal Municipio e dal Vescovo, ma non dal popolo che, memore delle recenti razzie, rumoreggia e si rivolge con ostilità gli occupanti



Le sommosse nel Grossetano

2 Maggio: il primo paese ad entrare in rivolta è Batignano , ma la sommossa dura 1 solo giorno. I cittadini “atterrarono l’albero delle libertà e si misero in rivolta”. La notte una compagnia di francesi guidati dal Combè “trovati tutti in Batignano a dormire sorpresero il corpo di guardia ove uccisero uno che placidamente dormendo riposava”

7-8 Maggio: è la volta di Massa- Pereta, Boccheggiano, Prata.

L’ 8 Maggio assume maggiore rilevanza e consistenza la rivolta di Castiglioni . Infuocato il popolo abbatte l’albero repubblicano, si impossessa della fortezza, trasloca i cannoni delle torri in Castiglioni, si barrica in una valida difesa” L’ Invito del vescovo e della Aurorità non placano la rivolta

Contemporaneamente si brucia l’albero delle libertà a Magliano (14 Maggio), Roccastrada (18 Maggio)

16 Giugno “ entrati molti segatori (da Cortona e da Arezzo portando la coccarda imperiale) a Grosseto furono causa d’improvviso allarme”

Arezzo nel frattempo ha assunto la guida dell’insorgenza ed infiamma tutta la Toscana, organizzando una vera e propria armata sufficientemente efficiente ed organizzata e nel giro di cinque mesi riesce a liberare tutta la Regione, compresa Firenze, dai Francesi

IL 22 giugno: Il popolo di Scansano “atterrato il perfido emblema con vera effusione di cuore, di gioia esultando ,può liberamente gridare “viva Maria, viva il nostro amabile comun Padre e Sovrano Ferdinando III, viva l’Imperatore nostro liberatore ed i potenti suoi alleati”

Entro i giorni successivi insorgono tutti i paesi limitrofi tra cui Roccalbegna .Ovunque si crea una propria guardia civica, una bandiera .

Due i pensieri che sintetizzano il sentimento popolare

”se non basteranno le nostre forze militari, aggiungeremo le forze di Dio, dichiarando guerra di religione “ (Papa Pio VI)

“La nostra patria per noi sono i nostri villaggi, i nostri altari, le nostre tombe, tutto ciò che i nostri padri hanno amato prima di noi. La nostra patria è la nostra fede e la nostra terra” (De Charette)

La difesa della concretezza di un’identità che profuma di vita di tutti i giorni si contrappone alla astrattezza di un’idea portata avanti dalla invasione di un popolo straniero.

La testimonianza storica dell’insorgenza dei paesi della Maremma è conservata nel paese di Roccalbegna nella pieve romanica del paese.

La chiesa dei SS. Pietro e Paolo e l’oratorio del Crocifisso di Roccalbegna, pur rappresentando il fulcro della vita religiosa del paese, costituiscono una realtà importante in un centro di appena trecento abitanti Alla destra dell’ingresso è collocata un’acquasantiera in marmo bianco di fine Cinquecento e accanto è stato sistemato uno stendardo in seta, rara testimonianza del movimento antigiacobino detto del “Viva Maria” E’un drappo di seta di forma rettangolare 257 x 167 cm,dipinto a mano su due facce.

Su un lato è dipinta un’ aquila bicipite sormontata da una corona che regge negli artigli spada e scettro con al centro la Vergine del Conforto (secondo la rappresentazione della Madonna di Provenzano).Il nastro reca la scritta: “Roccalbegna di VIVA MARIA e chi la creò- 1799” Sull’altro lato è presente lo stemma mediceo /lorenese (piccole armi del Granduca di Toscana).


Il 3 Luglio il Combè ed il contingente francese abbandonano Grosseto senza colpo ferire; vengono posti sotto processo giacobini e collaborazionisti (“vengono arrestati i partitanti francesi, dei quali parecchi furono presi e condotti in fortezza tra gli insulti popolari “)Fu bruciato l’albero delle libertà e fu innalzata al suo posto una croce con appeso il ritratto del a Madonna del Conforto. Il Luzzi proposto della Cattedrale, in assenza del vescovo assente per l’estatatura , massimo esponente della reazione detta una pastorale Intitolata

VIVA MARIA

7-10 Luglio i Deputati aretini Sforza e Lorenzini liberano la parte Settentrionale della Provincia (Roccastrada , Paganico ect) assumendo il grado di comandanti

8 Luglio Un’ altra banda guidata dal comandante Romanelli raggiunge Grosseto L’”Inclita armata della fede” che giunge a liberare e soccorrere il Buon governo Provvisorio di Siena, la Deputazione di Grosseto e tutta la Provincia Inferiore Senese è costituita da cinque- seimila armati sotto il comando del prete Giuseppe Romanelli di Arezzo. Egli rivaleggia con la fama del Cardinal Ruffo in Calabria (il Ruffo della Toscana)

Lo stato maggiore di questa santa canaglia , un gruppo di ufficiali fregiati di coccarde austro- russe- turco- papaline, decorati dell’ Ordine della Madonna” e vestiti di assise le più strane e ridicole. Alcuni si vedevano abbigliati di nappe, carichi di reliquie, armati di cristi e pistole; altri portavano al petto l’immagine della Madonna di Arezzo e al cappello l’immagine dei santi Giovanni Battista e S. Rocco, unitamente alla mezzaluna del turco......”

Nel suo poema eroicomico in ottave il senese A.Fantastici passa in rivista l’esercito dei rivoltosi che sfila in Piazza del Campo a Siena nel 1799 . Vengono qui di seguito riportati alcuni frammenti che descrivono il contingente proveniene dalle Maremme:


..Prime della montagna si mostraro

Come ho detto ,le truppe e le bandiere;

E il gran Pippone Sarti, ingegno raro,

Reggea dell’Abbadia le prodi schiere.

Ei l’insegna pigliò pria di un somaro,

Ornato di gran fiocchi e pennacchiere;

Poi ciò gli spiacque e gli saltò la voglia

Di tener per suo stemma una gran coglia.


Era egli il marescial del Monte Amiata

E si era quei paesi sottoposti;

ma pur dell’ Abbadia la prode armata

Egli messa l’avea nei primi posti;

E questa tutta quanta era formata

Di sicari, banditi, birri ed osti,

Che tutti di stiletto armato il pugno,

E l’aria di assassin stampata in grugno


..Dugentocinque butteri Grosseto

Quindi spedia, montati in su i pulleri,

Cui il Maggior Tommi che gli vien di dreto,

Spingeva ai fatti gli più atroci e fieri:

Tutti han gran pance fuor del consueto,

Ei volti macilenti gialli e neri,

Con schioppo in spalla e al fianco la coltella

E la lacciaia al pomo della sella…


Seicento col Baccani e con l’Ilari

Da Cinigiano e Piancastagnaio

Ne vengon cavalcando de’ somari

E a pie ne vanno solo un centinaio;

Il primo dei briganti era un dei rari

Che univa franco ingegno ed umor gaio;

L’altro d’orgoglio piena avea la mente,

Di un bigotto più vile ed insistente


La rivolta in Maremma assume due realtà diverse , per la città e la campagna. In Campagna non si ha nulla da perdere; senza lavoro né pane,con il raccolto distrutto o sequestrato ed il bestiame requisito o disperso, non rimane altro che vivere alla macchia e darsi al brigantaggio, andando a rubare a chi è venuto a rubare

In Città la ribellione è scarsa per non perdere i privilegi più visibili (case denari) .Quando nasce la rivolta , serve solo a dar vita a processi e vendette personali oppure a sommosse isolate legate a facinorosi


La “controriforma “

Il 25 Agosto Ferdinando III richiama le bande di insurrezione temendo il caos ed il 26 Agosto viene inviato un dispaccio a Grosseto “reso libero dalla invasone nemica mercè le vittoriose armi imperiali e gli sforzi dei coraggiosi toscani , devesi ritornare all’antico regime politico ed economico” Per sanare il bilancio granducale viene sequestrato tutto il grano della Maremma (Commissario Fini). A Grosseto ci furono rivolte sedate con la violenza . Quasi tutto l’inverno del 1800 fu impiegato per l’imbarcazione di questi grani

Dopo la battaglia di Marengo ( 1800) Bonaparte si reimpossessa dell’Italia ed il 15 Ottobre I francesi rientrano a Firenze

Il Viva Maria del 1800-1801

La ribellione continua in tutta la Maremma mentre il resto della Toscana torna sotto i Francesi:

“accozzaglia randagia di ogni paese Contadini bigotti…nobili facinorosi… ecclesiastici esaltati Allettati dal furto e dalla lotta” La ribellione interessa bande poco armate e male equipaggiate ; l’armata avrebbe avuto bisogno di una organizzazione e di un inquadramento

Il 20 Ottobre i francesi ritornano a Grosseto, ma solo 2 mesi più tardi , il 15 Dicembre , il De Re e le truppe transalpine sono costretti a lasciare le Mura. La città insorge alla guida dell’ Asperizi che ha dietro pochi volontari. La popolazione dopo i primi entusiasmi, sta timorosa a guardare . I rivoltosi il 16 Dicembre: conquistano il possesso del Cassero. Si innalza la bandiera granducale

Il 20 Dicembre entrano in Grosseto gli Spagnoli, acolti come truppe di liberazione, ma in realtà si assiste a nuovi sequestri, nuove ruberie . Comunque la città forte della stabilità militare acquisita, il 9 Gennaio 1801: spedisce una spedizione guidata dal Comandante Pepi per liberare Siena , ma l’esercito senza capi e vero inquadramento di disciplina si ferma a Paganico e torna indietro

Nel Marzo Aprile tornano i Francesi a Grosseto ed in tutta la Provincia. Gli animi si sono ulteriormente inaspriti sia tra le truppe di occupazione che tra gli abitanti dei piccoli centri maremmani ed è “doppio brigantaggio tra le ruberie dei soldati repubblicani e gli assalti dei briganti nei boschi”

Vengono qui di seguito riportati gli eventi che si susseguono a Prata e Boccheggiano:


  • imboscata a Massa Marittima (18 dicembre 1800) ad una colonna francese di circa ottanta uomini, presi prigionieri;

  • imboscata a un reparto di 230 soldati francesi nelle strette della Valle della Merse (24 gennaio 1801),

  • Assalto a Massa (2 marzo 1801) di 80 pratigiani, che mise in fuga una piccola guarnigione francese dandosi poi a violenze.

“vedeasi poscia in su destrier focoso

con lo stemma di un falco , il rio Caselli

Orrido in viso, gobbo, mostruoso

E mastro di delitti atroci e felli.

Era costui di sangue uman bramoso

Più che il lupo del sangue degli agnelli

E la più trista gente avea guidata

Dal suo Gerfalco , da Montieri e Prata”
Un battaglione francese da l'assalto a Prata (10 marzo), saccheggiandolo poi per tre giorni. Gli abitanti in maggior parte si danno alla macchia Il generale Gioacchino Murat, emaa il 10 aprile un'amnistia a favore degli insorti, che rientrano in Prata e si riconciliano coi massetani.
Installatosi il regno di Etruria , a Grosseto si fa insostenibile il peso delle continue requisizioni di grani e cavalli e dell’approvvigionamento con alloggio delle truppe.La popolazione è alla fame
Il nuovo che avanza

1803 censimento ed estimo dei beni immobili dei cittadini Michele De Re è sottoprefetto del capoluogo maremmano. Gli abitanti sono 1308, con 48 benestanti.e 15 famiglie di possidenti: Ponticelli, Fabbrini, Stefanopoli, Rolero, Giuggioli, Castellini, Millanta, Corsini). La città ha nel 1813 : fabbrica di cappelli, salnitro, fabbro falegname, orologiaio, sellaio di speziere di rosolo e confetture. Due medici un giudice, due notari, un legale, due chirughi ma la popolazione è composta per la maggior parte di agricoltori. Continua la soppressione di conventi e loro beni; a Grosseto vengono alienate proprietà del convento di S Francesco e della Fattoria di Grosseto dei cavalieri di Malta

1809 Campagna di prevenzione e di vaccinazione della granduchessa Elisa Baciocchi in Toscana ;nel 1812 furono vaccinati a Grosseto 17 bambini dal medico Giuseppe De Re , figlio di Michele “piccolo numero in correspettività della scarsa popolazione per la ragione che i genitori preferiscono far vaccinare i loro figli all’aria buona “
Alcuni profili di personagi dell’epoca:

De Re: Protagonista indiscusso del periodo francese , circondato di leggenda. Erudito giacobino, fondatore di un Club delle Libertà dotato di ambizione e sfrontatezza. Profittatore, sobillatore, talora in ridicolo per vanagloria e presunzione Prova ne è che dopo la Restaurazione 1815 con il ritorno dei Lorena , egli fu riammesso “nella borsa dei gonfalonieri e dei priori” della magistratura civica grossetana
Vescovo Selvi: Ampia apertura mentale e morale. Disponibile e ben disposto verso i Francesi, li accoglie con fraterno fervore (numerose visite a Parigi, riceve un calice da Napoleone in persona).

Intorno al calice il caustico spirito toscano ha creato un aneddoto che dice; “ che la preziosa coppa dimostra che i Francesi non hanno solo rubato , ma anche offerto il loro (unico) dono”



Il Vescovo ha come scopo principale il benessere del suo popolo e cerca di evitargli le sofferenze, invitandolo ad abbandonare ribellione e violenza Nella pastorale del 7 Marzo 1801 ricorda il valore del mantenimento della tranquillità e della pace , ma non ha più parole di lode per i francesi. Un uomo di così saldi principi morali era rimasto deluso dai dominatori che con tanti lutti avevano tradito quelle stesse idee che pretendevano di professare
Luigi Asperizzi di Bibbiena , stato Carmelitano scalzo e poi secolarizzato e ricevuto in questa diocesi per un Apostolo di pace e della carità che ha smentito poi tali sante prerogative con operazioni affatto contrarie non avendo che un animo intrigante, sedizioso e querulo, era il motore di questa impresa col sollevare l’animo dei più stupidi ed ignoranti”
Antonio Pizzetti: originario di Abbadia S Salvatora, medico in Grosseto dal 1769 al 1805 , direttore sanitario dello Spedale della Misericordia. Vari scritti scientifici ed alcune cronache. Descrive nella cronaca grossetana sullo scorcio del XVIII secolo la dominazione francese e la insorgenza, con animo sereno e stando dalla parte della popolazione . Non un capopopolo , giudica sia i giacobini, che gli avventurieri come l’Aventizi o gli Aretini; disapprova il Vescovo Selvi e critica gli Spagnoli Dalla sua finestra di osservatore comprende Che l’unica perdente è sempre e comunque la sua amata terra!!!!

Cosa rimane del VIVA MARIA in Maremma?
Il grido di rabbia e ribellione, che vuole esprimere esultanza e vittoria , rimane legato alla più stretta tradizione popolare maremmana e si sente echeggiare tutt’oggi nelle campagne e nelle boscaglie durante le cacciate al cinghiale
Quando s'ammazzava 'l cindiale, noi, tradizione nostra, si grida "viva Maria". Quello era 'l segnale che 'l cindiale era lì … se no uno l'aveva padellato. Se 'n vece moriva, quello face: "viva Maria".



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