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Progetto cinema


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Istituto Superiore Statale

PITAGORA





PROGETTO CINEMA

La lanterna magica”



Anno scolastico 2009-‘10

Prof. M. Cicala
RECENSIONE

L’Onda

L’onda ( Die Welle ) di Dennis Gansel, con Jurgen Vogel, Frederick Lau, Max Riemelt, Jennifer Ulrich; Germania 2008; Colore, 101’. Drammatico.
La Trama

Chiamato a tenere un corso sul tema “autocrazia”, dopo che quello sull’anarchia era stato assegnato ad un collega, Rainer Wenger, professore di un liceo tedesco, decide di sperimentare nella classe a lui affidata la genesi di una dittatura.

Con tale esperimento egli intende dimostrare ai suoi allievi come sia possibile, anche in un contesto storico quale quello contemporaneo, creare le premesse di un sistema totalitario.

La sfida ha inizio. Si stabiliscono i ruoli e le norme di comportamento; si sceglie una divisa, un logo, un saluto, un nome: “l’Onda”.

In breve tempo, il movimento esce fuori dai confini dell’aula scolastica e definisce, in modo progressivamente più deciso e incisivo, gli aspetti che ne caratterizzano l’impianto ideologico: uso della forza come mezzo di persuasione, di espressione e di comunicazione, intolleranza, discriminazione.

Da quel momento non sarà più possibile governare gli eventi.


Il Tema

Ispirato ad un romanzo di Todd Strasser (pseudonimo: Morton Ruhe), fondato, a sua volta, su una esperienza didattica effettuata da Ron Jones, insegnante di Storia in una High School di Palo Alto in California, il film indaga sulle dinamiche relazionali che si dispiegano nell’ambito di un gruppo.

Il tema predominante è il rapporto leader-gregario.

La riflessione sulla figura del capo carismatico e sul suo potere di irretire le masse, di irreggimentare il libero pensiero si apre a più piani di lettura.

Essa, infatti, proiettata in una dimensione storica, allude agli scenari dell’Europa degli anni Venti e agli assetti socio-politici che accolsero i primi fermenti del Fascismo, del Nazismo e dello Stalinismo.

In una prospettiva sociologica e antropologica, tale riflessione descrive la debole identità adolescenziale non ancora compiutamente formata che si consegna ad una guida ritenendola depositaria della verità, che rinuncia all’esercizio del dubbio e della critica, che rinnega la propria specificità e originalità per confondersi nell’informe anonimato.


Le scelte tecnico-espressive

La sceneggiatura, che ha ottenuto il Premio della Scuola Holden al 26°Torino Film Festival, trova corrispondenza nel rapido succedersi delle sequenze.

Il montaggio incalzante è una precisa scelta tecnico-espressiva dell’autore e traduce in termini metaforici l’insidiosa velocità con cui taluni fenomeni sociali possono affermarsi ed evolversi.

Pochi giorni sono sufficienti per istituire un regime autoritario, pochi giorni per arrendersi all’imprevedibilità degli avvenimenti e all’incapacità di gestirne le nefaste conseguenze.

Pochi giorni per realizzare la trasformazione: il docente viene acclamato come “ dittatore”; ogni allievo diventa “ un membro” del gruppo, la classe, un piccolo stato autarchico; l’educazione viene sostituita dalla disciplina, il vestito si chiama uniforme, la gestualità si irrigidisce nel ritmo della

marcia militare; la morale autonoma muta in “obbedienza cieca”; l’altro da sé è “il diverso”, l’antagonista; la competizione sportiva degrada in battaglia: l’avversario è il nemico.

Tutte le fasi di tale inarrestabile percorso si accordano ad una cadenza sempre più greve e inquietante: in principio c’è solo l’idea appena delineata di un’ipotesi di lavoro; essa, via via, prende forma e consistenza, si nutre di un entusiastico consenso, si fa prepotente e pervasiva azione, poi, organizzazione che istiga, impone, esclude, vieta; infine, degenera in esplosione violenta e incontenibile di istinti.

Oscurato ogni richiamo alla razionalità, smarrito il senso dell’equilibrio e della misura, il compito di illuminare le coscienze assopite è affidato a due giovani: Karo, la fidanzata di Marco, che, per prima, intuisce il pericolo e costruisce l’opposizione fuori dal gruppo e Marco che con determinazione avvierà, dall’interno, l’itinerario didattico alla fine.

Oltre a Karo, è la moglie del professor Wenger, Anke, a conservare uno sguardo lucido su quanto è accaduto e su quanto potrebbe ancora accadere.

È assai significativo che siano due figure femminili ad indicare agli altri la strada della consapevolezza.

La coppia dei due giovani si ricomporrà. Anke, invece, dovrà scoprire nel suo compagno di vita l’inaccettabile immaturità del “cattivo maestro” che, per soddisfare un latente senso di inferiorità e inadeguatezza, crea nei suoi allievi dipendenza.

In una delle scene finali, si confrontano Marco che rappresenta una sopravvissuta indipendenza di giudizio e un ritrovato senso critico e Tim, simbolo dell’asservimento e della sudditanza psicologica ed ideologica, che, per questo, è destinato a soccombere.


L’intento

Qualcuno ha gettato qualche ombra sull’intento pedagogico del film.

Ma il regista, sulla base di suggestioni che attengono alla sua storia personale (il nonno aderì al Terzo Reich ), sente la necessità di avvertire che la democrazia è una responsabilità collettiva e non è una conquista per sempre acquisita: l’educazione alla libertà si pone a presidio dei valori e delle idee che ne costituiscono le fondamenta.

La speranza del mondo contemporaneo è riposta in una voce, quella di Marco.



E’ una voce che si distingue dalle altre, che denuncia, che disperatamente, ma forte e chiara, si alza e decide per il dissenso.
Prof. Marilena Cicala




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