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Erano dei grandi docenti: Domenico Meles, Gaetano Ficuciello, Paolo Pifano


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A egregie cose il forte animo accendono

l’urne de’ forti, o Pindemonte; e bella

e santa fanno al peregrin la terra

che le ricetta.”

Foscolo-Dei Sepolcri. w 151-154


Erano dei grandi docenti:

Domenico Meles, Gaetano Ficuciello, Paolo Pifano


a cura dell’ex alunno Antonio Di Palma



PREMESSA
Dopo aver già scritto buona parte della seguente testimonianzache vorrei definire “una e trina”, senza passare per blasfemo, desideroso di ampliare la mia conoscenza su ciascuno dei tre professori sopra nominati e di non limitarmi alla sola esperienza scolastica, ho cercato tramite navigazione in internet notizie che li potessero riguardare.

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1) Per Mons Prof. Dott. Domenico Meles:

La “navigazione” è stata fruttuosa, perché sono venuto a conoscenza di una sua biografia curata da Antonio Cesaro, suo concittadino, dal titolo “Mons Domenico Meles - Una bella storia.”

Mi sono dato da fare per venirne in possesso.

Telefonando al Comune di Sant’Antimo che ne aveva patrocinato la pubblicazione, gentilmente sono stato indirizzato alla Biblioteca comunale, dove era possibile trovarne copia.

Recandomi alla biblioteca comunale di Sant’Antimo, qui l’impiegata della biblioteca, la sig.ra Adele Meles, nipote del nostro Professore, sorpresa e compiaciuta del mio affetto per lo zio, su mia richiesta, mi ha offerto quattro copie della biografia, per consentirmi di farne gradito e prezioso omaggio anche al Prof. Vincenzo Guarracino (Como), al Prof. Ferdinando Cavezza (Cicciano), al Dr Giuseppe Di Palma (Spartimento di Scisciano), perché miei compagni di classe ed ex alunni di Mons Meles.

Tale pubblicazione onora Mons Domenico Meles non meno che il Comune di Sant’Antimo che ne ha patrocinato la pubblicazione e non meno ancora Antonio Cesaro, l’affezionato autore.

Ho letto il volume tutto d’un fiato,appagando così la mia sete di conoscenza; in esso, infatti, ho letto cose che già conoscevo, ma anche tante altre che, invece, ignoravo.

Insieme ai riconoscimenti, non posso, però, nascondere anche un affettuoso rammarico per l’assenza di una documentazione fotografica riguardante tutto l’arco della sua vita; le poche fotografie riprodotte, infatti, sono relative solamente agli ultimi anni della sua esistenza.

Le notizie attinte dalla biografia di Mons Meles sono state aggiunte in coda alla relativa testimonianza.

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2) Per il Sac. Prof. Gaetano Ficuciello:

Analoga scoperta ho fatto pervenendo alla biografia riguardante Don Gaetano Ficuciello. Tale biografia è stata curata da Don Carmine Citarella, Parroco di Santa Maria delle Grazie di Casali di Roccapiemonte ed è riportata nell’“Agenda degli impegni diocesani della diocesi di Nocera Inferiore-Sarno per l’anno pastorale 2010/2011”.

Per venirne in possesso, mi sono recato a Nocera Inferiore, nella parrocchia di Santa Maria al Presepe dove l’attuale parroco Don Ciro Galisi, successore e nipote di Don Gaetano Ficuciello, gentilmente me ne ha fatto omaggio.

Con tale biografia ho potuto approfondire la mia conoscenza di Don Gaetano e dare alla mia testimonianza i caratteri di una maggiore completezza e sicurezza.

Le notizie attinte dalla biografia sono state aggiunte, anche in questo caso, in coda alla relativa biografia.

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3) Per il Sac. Prof. Dott. Paolo Pifano:

Fruttuosa è stata anche la ricerca per quanto concerne la figura del Sac. Prof. Paolo Pifano. La navigazione mi ha portato a conoscere le fasi successive di un pensiero che si origina negli anni d’insegnamento nel Seminario Pontificio di Salerno e che nei decenni successivi si dispiegherà in splendidi volumi dai titoli evocativi di sublimi bellezze intellettuali .

Tramite “navigazione”, ho appreso che il Prof. Pifano, dopo essere stato nel seminario regionale di Salerno professore di materie filosofiche, letterarie e teologiche, successivamente insegnò Teologia dommatica presso la Facoltà Teologica di Napoli, orientando la sua ricerca di profondo studioso ai problemi intercorrenti tra Letteratura e Teologia, pubblicando opere di straordinaria bellezza sul Novecento letterario, quali 1) “Sulla Bellezza”, 2) “ Su Kafka”, 3) ”Tra Teologia e Letteratura”, 4) “La Luce di Giobbe, tra Teologia e Dramma”

I prodromi del suo pensiero si possono scoprire già in una conferenza della metà degli anni ’60, tenuta nel Pontificio Seminario Regionale Pio XI di Salerno.

Quella conferenza -forse inedita- fu ripresa allora da un registratore e fu stampata in fotocopie distribuite ai seminaristi che, avendone già apprezzato la bellezza dalla viva voce del conferenziere, ne gradirono ricevere anche il testo.

Anche io fui fortunato destinatario delle fotocopie di quella conferenza che per circa un cinquantennio ho conservato gelosamente tra le mie cose più care.

Sono lieto a distanza di tanto tempo di rendere pubblico tale testo, (caso mai non lo fosse già!), per far conoscere una delle prime manifestazioni del pensiero di un teologo di eccezionale levatura intellettuale, come dimostrerà di essere nel corso di tutta la sua vita il Prof. Paolo Pifano.

La conferenza viene riportata nella sezione “Articoli e Lettere” della nostra Associazione ex alunni.


INTRODUZIONE
Mi piace qui ricordare le figure di tre Professori, veri portenti dell’insegnamento nel Seminario Pontificio di Salerno:

Mons. Dott. Domenico Meles - Latino - Greco.

Il Sac. Prof. Gaetano Ficuciello - Italiano - Latino.

Il Sac. Dott. Paolo Pifano – Italiano- Greco- Filosofia e Storia della Filosofia


Può sembrare una esagerazione quando dico che nel corso dei miei studi ho avuto sempre dei Professori “straordinari”, come si evince leggendo anche altre mie testimonianze, eppure non c’è enfasi in tale affermazione, perché alcuni di essi erano davvero grandi.

Non essendo all’altezza di parlare delle loro altezze intellettuali, culturali, morali, civili…... mi limiterò a ricordarne i nomi e cognomi, a raccontare qualche aneddoto e qualche mio personale ricordo, allo scopo di testimoniare solamente la mia perenne gratitudine per quanto da loro sono stato capace di apprendere.

Per dirla con Dante (che l’allora Sac. Prof. Gaetano Ficuciello mi insegnò ad amare), parlare di loro:

è cosa dura.... ma per trattare del bene ch’io vi trovai, / dirò de l’altre cose ch’io v’ho scorte.

(Inferno Canto I. verso 8 e 9.)

Il Prof. Mons. Domenico Meles

9 febbraio 1910–19 febbraio 2005

Nell’anno scolastico 63/64, a Salerno, nel Corso A ebbi come professore di Letteratura Greca Mons Prof. Domenico Meles..

Nel Seminario correva voce che per seguire la sua vocazione al sacerdozio, aveva declinato l’invito a una cattedra universitaria prospettatagli dal Professore Salvatore Battaglia, già titolare della Cattedra di Letteratura Italiana presso L’Università di Napoli, e fondatore, nel 1961, del “Grande Dizionario Enciclopedico”, della lingua Italiana.

Il Prof. Meles, però, pur seguendo la sua vocazione al sacerdozio, non abbandonò mai anche l’altra sua vocazione: la sua passione per l’insegnamento e per gli studi classici, come dimostrano sia una “Storia della Letteratura Latina”, sia una “Storia della Letteratura Greca”.




In classe col Prof. Meles.

La sua ora di lezione si svolgeva nel massimo silenzio e con la paura di essere interrogato.

Chi da lui veniva interrogato si recava alla cattedra come chi si reca al patibolo, mentre i compagni di classe tiravano un sospiro di sollievo per lo scampato pericolo.

Se la lettura del testo greco non era spedita e rispettosa degli accenti, se la traduzione non era precisa, se il testo della sua letteratura greca, (allora non ancora dato alla stampa e che a noi veniva da lui dettato in classe) non era stato bene imparato a memoria, Lui, - da buon aversano! - ci apostrofava con l’epiteto di “ Mozzarella”…..

Ma, in fondo, se la classe tremava al suo cospetto, lui sulla cattedra non era propriamente il Minosse di dantesca memoria:

Stavvi Minòs orribilmente, e ringhia:

esamina le colpe ne l’entrata;

giudica e manda secondo ch’avvinghia.

Inferno .Canto V, w 1-3. .

Anzi sapeva celare i suoi paterni sentimenti, come potei costatare quando in I liceo fui da Lui rimandato a settembre per una riparazione in greco.

Non ricordo né come né perché fui rimandato.

Il fatto è che allora mi trovavo in piena tormenta spirituale e vivevo la più grande crisi della mia vita: seguire o non seguire più la vocazione sacerdotale?.... e cercavo forse in una bocciatura la scusa per lasciare il seminario.

Ero il solo rimandato in greco e per fare la mia versione fui chiuso in una stanza dei piani superiori della costruzione che delimitava, a sinistra, l’ingresso principale al Seminario, là dove allora si trovavano le stanze anche degli altri Superiori e dei Professori.

Solo soletto, mi industriai di mala voglia a fare la versione. Stetti chiuso in quella stanza fin dopo le tredici, quando il professore, rammentandosene, bussò alla porta per accertarsi che non fossi rinchiuso ancora là, dentro la stanza.

Alla mia risposta, lo sentì esclamare: “Madonna Santa!!!, poverino !!!” e cose simili, dicendomi dall’esterno che sarebbe andato a prendere le chiavi e che subito sarebbe tornato.

Si preoccupò, poi, pure di non farmi saltare il pranzo che gli altri seminaristi, data l’ora, avevano già consumato.

Non fui bocciato, bontà sua, ma la mia decisione di lasciare il seminario fu semplicemente rinviata di cinque, sei mesi….

Anche attraverso quelle sentite, affettuose esclamazioni, capì quanta dolcezza e quale umanità, invece, si celassero sotto quella suaburbera maschera di professore di ferro, che Egli assumeva quando entrava in classe e saliva sulla cattedra.

Il Meles era anche fisicamente un bell’uomo.

Parafrasando i versi del Purgatorio dantesco relativi alla figura di Manfredi si può dire che

Non biondo, ma brizzolato e bello, e di gentile aspetto” era il nostro Professore Meles quando, statuario nell’abito talare, entrava nella nostra aula di I liceo quando passeggiava per le vie di Salerno insieme al suo fedele compagno di passeggio, il Prof. Gaetano Ficuciello.

Professore di ferro, dunque il Meles, ma in fondo anche con un gran cuore di fanciullo.

Che le mie impressioni di allora fossero fondate, ne ho avuto ampia conferma, leggendo, ora, il bel libro di Antonio Cesaro, suo affezionato concittadino che ne ha curato una bella biografia.



Personalità del Prof. Meles

Quando Virgilio in compagnia di Dante, ritorna al cospetto diOmero, Orazio, Ovidio e Lucullo, questi all’unisono così lo salutano:

Onorate l’altissimo poeta:



l’ombra sua torna che si era dipartita”,

Virgilio, compiaciuto, rivolgendosi a Dante, dice:

fannomi onore; e di ciò fanno bene(Canto IV del Purgatorio v. 80).

Non diversamente si sarebbe comportato il nostro Meles, perché consapevole della sua vasta cultura; e se altri gliela celebravano, senza falsa modestia, come Virgilio, pure Lui avrebbe detto:

fannomi onore; e di ciò fanno bene”.

Nella vita, infatti, non bisogna né sopravvalutarsi né sottovalutarsi, perché sono due opposti difetti, mentre “In medio stat virtus”.

Personalmente ritengo che Meles, per carattere, fosse più somigliante al Dante di

sì ch’io fui sesto tra cotanto senno” (Inferno Canto IV, verso 102)

anziché al Carducci di

Sesto io no, ma postremo”. (Il Sonetto).

Per prevenire qualche facile critica nei confronti dei miei elogi che possono sembrare sperticati, e a conferma di detti miei pareri, mi piace aggiungere quanto segue:

Solitamente gli alunni vedono i professori quando sono in cattedra, come numi sul piedistallo.

Col passare degli anni, poi, i discenti cominciano a vedere i loro docenti non più con le lenti deformanti della loro inferiorità adolescenziale e culturale, e man mano che il sapere viene loro trasmesso, per il principio dei vasi comunicanti, i discepoli possono eguagliare e talvolta anche superare i maestri.

Questa è la regola.

Ma come si sa, “ogni regola ha la sua eccezione”, e il Professore Meles rappresentava l’eccezione di questa regola, perché Lui come maestro sovra gli altri come aquila vola(“Divina Commedia Canto IV verso 96).

Per il suo sconfinato sapere e la sua straordinaria figura di uomo e di sacerdote e di Professore, Egli era e rimane un esempio difficilmente superabile.



Il pomeriggio salernitano del Prof. Meles.
Se l’inclemenza del tempo non lo impediva del tutto, il più anziano e brizzolato Professore Meles e il più giovane Prof. Gaetano Ficuciello, quotidianamente erano soliti fare le loro passeggiate pomeridiane per le strade di Salerno.

Il seminario, oggi ex seminario, è sulla zona collinare della città, e le strade adiacenti quasi ripidamente scendono verso il lungomare.

Data la natura delle strade intorno al Seminario, quando da esso si usciva, si andava quasi di corsa. Quando, invece, si rientrava, si tornava “lento pede”, non solo perché le strade del ritorno erano in salita, ma anche perché si faceva sentire pure la stanchezza delle passeggiate “distraenti e corroboranti” per definirle come amava Mons Meles.

L’allora già Chierico Don Aldo Fantasia, Prefetto di disciplina della mia classe, indimenticabile per la sua straordinaria simpatia e la sua fine signorilità, (nato a San Mauro Forte in provincia di Matera, ma incardinato nella Prelatura di Pompei, nel cui Santuario felicemente celebra i sacri riti), quando la mia classe vedeva a passeggio il binomio Meles-Ficuciello, era solito indicarceli come Virgilio-Dante, non solo perché passeggiavano insieme, ma soprattutto per la vastità della loro cultura e per lo spessore delle loro personalità.


Non tedierò ulteriormente il paziente lettore con altre affermazioni, perché affermare senza dimostrare serve a niente.

Dimostrerò, perciò, quanto affermo, offrendo in lettura una lettera autografa del Prof. Meles, indirizzata a mio cugino Dr Giuseppe Di Palma, anche lui suo ex alunno. Questi, diventato medico dell’INAIL di Napoli, sottoponendo a visita di controllo una paziente proveniente da Sant’Antimo, si ricorda che Sant’Antimo è il paese natale del suo Prof Mons Domenico Meles, e ne approfitta per trasmettergli i suoi più affettuosi e deferenti saluti.

Non commenterò affatto la lettera di risposta, per non sciuparne la bellezza.

Mi limito a dire che essa non è una lettera1, ma una poesia, un gioiello che voglio anche sottrarre all’oblio.

Con questo intento la pubblico offrendola in omaggio a quanti ne sapranno cogliere la lirica bellezza.



Riscrivo a stampa il testo della lettera del Meles per agevolare la lettura della lettera autografa; ma si consiglia la lettura nel testo autografo perché meglio si può gustare la bellezza di questo gioiello e meglio si può apprezzare il profumo che emana da questa poesia:

Mons. Can. Domenico Meles

Dottore in Lettere e Filosofia

Via Roma 75

CAP 80029 Sant’Antimo (Na)

Tel. 833 2954 2 maggio 1990


Caro Di Palma,
quando dalla caligine che avvolge oramai i miei anni salernitani emerge con i suoi ricordi la figura di qualche memore ex alunno, provo un tuffo al cuore. Rivivo anche per poco l’eroico furore che da parte mia e da parte vostra, caratterizzò quei tempi. Sed haec fuere. ripeto con Catullo; ed ora, come il suo phaselus, vivo in placida quiete. Posso applicare a me ottantenne i versi che scrisse Diego Valeri, quando era anziano anche lui. “Si vive sul filo degli anni – come esperti funamboli - . E’ difficile andare, ma si va”.

Ma aveva ragione Orazio, quando col senno di una senilità da lui non raggiunta, scriveva: “Singola de nobis anni praedantur euntes”. “Ogni anno che passa si porta via di noi sempre qualcosa”.

E qualcosa hanno portato via gli anni miei.

Questo è tutto quanto posso scriverti di me.

E vorrei aggiungere come Rodolfo nella Bohème di Puccini:“Ora che mi conoscete, parlate voi”.

E qualche letterina non ti farebbe male.

Io sono al tramonto, tu sei al meriggio. Tu sei in cammino ascendente, io per dirla con lo Zanella “ per clivo della vita discendo”.

E mi sento ringiovanire solo quando sento che voi, ex alunni miei , vi segnalate per cultura e rettitudine.

E ora basta “Sat prata bibere” direbbe Virgilio.

Ti ho ammannito questo ombrifero prefazio, per chiederti un favore per la signora che sta facendo con me il mese di maggio.

Credo che si tratti di una cosa onesta e innocua.

Metto così a prova i sentimenti benevoli che nutri ancora nei miei riguardi.

Ti saluta cordialmente non il presbitero, ma il “Presbùtatos”, il vecchissimo prete e maestro tuo

Domenico Meles.


Come si evince da questa lettera, a parte le tantissime altre considerazioni che si possono fare, ai Professori fa sempre piacere essere riconosciuti e salutati, o quantomeno ricordati, da propri ex alunni.

Un ex alunno che saluta il suo ex suo insegnante, dicendo :

Professore …..che piacere rivedervi…., vi ricordate di me ?...

rappresenta la più bella soddisfazione che questi possa provare.

Essere chiamati “Professore” dai propri ex alunni ripaga dei sacrifici fatti per il diuturno impegno che l’insegnamento richiede e che non sempre è riconosciuto e apprezzato dalla società civile.

E’ semplicemente meravigliosa questa commossa e commovente lettera dell’ottantenne Prof. Meles che risponde ai saluti ricevuti dal Dr Giuseppe Di Palma come si può rispondere a uno qualunque degli innumerevoli propri alunni, soprattutto quando nella vita hanno saputo far fruttare l’insegnamento da loro ricevuto.

E’ semplicemente coinvolgente ogni periodo della lettera; non saprei scegliere quale sia il più bello e quale il meno bello, e che tutti insieme formano un capolavoro spirituale, di elevatissimo livello culturale e carico di intenso patos, perché gli alunni sono per i loro professori, un po’, come dei figli…

A me che manifesto solo tardivamente il mio affetto per loro, pur avendoli portati sempre nella memoria e nel cuore, rimane l’amarezza e il rammarico di non averlo fatto per tempo; di non aver accolto per tempo l’invito, nemmeno latente quando nella lettera del 2 Maggio 1990, indirizzata a mio cugino, Dr Giuseppe Di Palma, cita le parole pronunciate da Rodolfo nella Bohème di Puccini, “Ora che mi conoscete, parlate voi”, per dire a Lui, e a chi e a quanti come lui, perlomeno un “grazie”, per tutto quanto generosamente e copiosamente hanno trasmesso a noi, che ne siamo stati fortunati alunni.

Dalla biografia di Mons Prof. Domenico Meles.

Apprendo adesso dalla biografia che Egli nacque a Sant’Antimo (Na) il 9.2.1910 e ivi morì il 19.2.2005 e che, quindi, era cinquantatreenne quando, nell’anno sc. 63/64, lo ebbi come Professore di Letteratura greca.

Leggo nel volume con molto piacere, il nostalgico ricordo che Egli conservava del Seminario Pontificio e delle sue passeggiate per le vie di Salerno; ricordo racchiuso in parole che Lui amava ripetere, e che io riconosco subito come tipiche espressioni del suo modo di essere, del suo eloquio aulico e dotto, tipico del cultore delle “humanae litterae”.

Il Seminario stava in alto;

sempre caro mi fu quell’ermo colle,

legato alle quotidiane catabasi e anabasi,

distraenti e corroboranti.”

(vedi Antonio Cesaro- Mons Domenico Meles. Una bella storia. Pag. 53).

“Te totum in letteris vidi” dice Quinto al fratello Cicerone (Vedi La storia della Letteratura Latina di Domenico Meles pag 96)

Nelle parole sopra riportate, pure io, vedo tutto intero quel Prof. Meles, conosciuto nel Seminario di Salerno.



Il Prof. Don Gaetano Ficuciello

4 aprile 1933 - 27 dicembre 1994


Nell’anno scolastico 1963/64, mi fu insegnante di Italiano e Latino nel I liceo classico filosofico.

Allora trentenne, era nel fulgore della sua maturità sia fisica che di insegnante.

Quando ci spiegava La Divina Commedia, infatti, ne leggeva il testo in un modo che nulla aveva da invidiare all’attore Vittorio Gasmann; ce lo spiegava e commentava come e meglio del geniale Roberto Benigni; e sapeva tener desta l’attenzione degli alunni come nessun altro professore era capace di fare.

Pur senza conoscere il mio professore del biennio del Ginnasio, nel Seminario Vescovile di Nola, Mons. Antonio Andolfi, il Prof. Gaetano Ficuciello, ne seguivala stessa sua metodologia didattica, facendoci imparare a memoria un’infinità di versi dell’Inferno dantesco.

Non sapeva sottrarsi al fascino della bellezza che da essi si irradia e voleva che di essi ne avessimo avuta una ampia, profonda e indelebile conoscenza.

Convinto com’era che solo imparando a memoria si possa gustare l’intima bellezza di un testo poetico, ci fece scolpire nella mente tanta parte della IA Cantica.

A proposito di versi imparati a memoria, mi piace fare una mia modesta considerazione, conseguenza di una critica ricevuta durante i tanti anni del mio insegnamento.

Talvolta si ritiene che imparare a memoria sia uno sterile e ozioso esercizio mnemonico.

Non c’è niente di può errato di tale supposizione, perché, per esperienza diretta posso testimoniare che quegli sforzi mnemonici, nel prosieguo della vita, sono fonte perenne delle più belle soddisfazioni della mente e del cuore.

Si può ancora una volta dire con Dante che si tratti di un’esperienza “che intendere non può chi non le prova” (La donna angelicata dalla Vita Nova).

Solamente a posteriori sono stato in grado di apprezzare il bene che il Prof. Ficuciello ci ha fatto, in quanto quel patrimonio di versi imparati a memoria, mi è risultato più importante di qualunque altra cosa.

Voleva farci nutrire dei versi della Divina Commedia, farci assaporare appieno la loro bellezza; voleva che Dante fosse per noi un modello di vita, affinché non capitasse anche a noi che:

Nel mezzo del cammin della nostra vita / mi ritrovai per una selva oscura /che la diritta via era smarrita”. (Dante . Inferno. Canto I° . IA terzina)

“Di tal genere se non tali appunto erano” (Manzoni. Promessi Sposi cap.VIII) gli intenti didattici del Prof. Gaetano Ficuciello, quando con impareggiabile maestria ci spiegava la Divina Commedia.

In classe era scherzoso e dolce che era un piacere essere suoi alunni.

All’improvviso e a sorpresa poneva domande per costatare l’attenzione della classe, mettendo in palio un bel voto, alzando pure la posta fino a quando non arrivava la risposta giusta.

Fu così che anche io riuscì a cogliere un bel sette, perché seppi rispondere a una sua domanda riguardante Cicerone, ricevendo pure un “Bravo Di Palma” che mi imbarazzò alquanto davanti ai miei compagni di classe, ma che, a dire il vero, mi fece anche molto piacere.

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